Se aprite un cantiere investite in segnaletica

Aria di fusione, di ristrutturazione, di cambiamento? “Fermiamo 
la newsletter, non possiamo parlare”. Un errore capitale, che si può e si deve evitare: magari comunicando meno, ma più spesso. Un articolo di Luca Villani, partner di The Van, sull'ultimo numero di "Direzione del Personale"

Come tutte le forme di comunicazione – e, in fondo, di relazione fra esseri umani – la comunicazione interna presenta spesso aspetti paradossali. A questo è dedicata questa piccola serie di articoli per Direzione del Personale: iniziata con il primo paradosso (la comunicazione interna è anche esterna) e proseguita con il secondo (la comunicazione interna esiste “a prescindere”).

Questo terzo paradosso è forse il più paradossale. Perché è il più vero (nella mia esperienza di consulente) e certamente il più evitabile. Mi spiego: immaginiamo un’azienda che disponga di strumenti di comunicazione interna, sofisticati o no che siano. Una rivista cartacea, una newsletter, una intranet: fate voi. O magari un progetto in corso per realizzarli. Ora immaginiamo che questa azienda entri in una fase di forte discontinuità: una fusione, un’acquisizione, una cessione di ramo d’azienda, una marcata ristrutturazione. Sapete quale sarà la prima, pavloviana, reazione del top management? Quella di
fermare tutto.

Le ragioni

Naturalmente le 
ragioni non manche
ranno. “La Consob”, “i
 sindacati”, “casa madre” 
(che orribile neologismo, per
 di più ottenuto unendo due parole bellissime!): “È meglio non dire niente”. Ciò che prevarrà sembrerà la ragionevolezza, la ragion di Stato, il buonsenso. E invece non lo è: se c’è un momento in cui le persone hanno bisogno di informazioni, rassicurazioni, senso, contesto, è proprio questo. Non è buonsenso, è pigrizia. È ignorare che le aziende, specie le aziende moderne, immateriali, digitali (ma non solo quelle) sono fatte di persone più che di cose. E le persone cercano innanzitutto un senso. Altrimenti lo troveranno da sole, o con l’aiuto dei peggiori navigatori possibili: i pessimisti, i complottisti, i delusi, che non vedono l’ora di poter trasformare il proprio scorno personale in paradigma generale (della qual cosa abbiamo parlato sul numero 179 di DdP).

Investite in segnaletica

E allora? Non fate finta di non vedere il problema: le persone sono in genere più preoccupate di quanto pensiamo. Basta che qualcuno scriva la parola “transformation” in un organigramma aziendale – esperienza vera, recente – e i dipendenti inizieranno a guardarsi le spalle invece di esserne rassicurati o quantomeno incuriositi. Resistete al “richiamo della foresta” di spegnere la luce, ancora molto presente nel top management, specie quando questo ha cultura tecnico-finanziaria. In questo, inutile dirlo, l’HR può (deve) giocare un ruolo decisivo nella ricerca di uno stile di comunicazione equilibrato fra discrezione e senso: ma deve averne voglia, coraggio, competenza; deve essere disposto a combattere battaglie a volte dure e avare di guadagni personali.

Insomma, se aprite un cantiere, investite in segnaletica, affinché nessuno si faccia male, ma non solo: affinché la cittadinanza sappia che quel cantiere porterà disagi, ma anche benefici. Fuor di metafora, non sopprimete gli strumenti esistenti in nome di qualche ragion di Stato, ma createne di nuovi (il digitale aiuta). Aumentate la frequenza e magari riducete il formato, così potrete dare le informazioni man mano che si sciolgono i nodi, aggiustare il tiro, aggiungere particolari. Se la motivazione tiene, alla fine anche “casa madre” sarà contenta.