La comunicazione interna? Non esiste

Un messaggio rivolto ai dipendenti di un’azienda può uscire dal perimetro dei suoi destinatari? È molto probabile. Del resto è sempre stato così e, se ci pensiamo, è un bene. Il primo articolo di Luca Villani, partner di The Van, per il magazine "Direzione del Personale".

È la domanda più facile e più difficile di tutte: “Che cosa sta accadendo nella nostra azienda?”. Ogni giorno viene posta, in modo diretto e più spesso implicito, a direttori HR, capi della comunicazione, amministratori delegati. La risposta, in un certo senso, è la comunicazione interna.

Mi occupo professionalmente di comunicazione e collaboro con aziende italiane e internazionali; il mio, pertanto, è un punto di vista pratico. E, dovendo sintetizzare una materia potenzialmente infinita, ho scelto di farlo attraverso alcuni paradossi. Il primo dei quali è: “La comunicazione interna non esiste”. 

L’ossessione del controllo

Mi spiego. Quando si parla di comunicazione interna si pensa a un set di strumenti dedicati ai dipendenti. In passato, quando gli strumenti erano analogici, nessuno si preoccupava di limitarne la portata allo scopo di impedire che uscissero dal perimetro dei destinatari. Anzi: numerose aziende realizzano tuttora riviste cartacee e le inviano a casa dei dipendenti, proprio perché desiderano parlare a una fascia esterna di familiari, amici, conoscenti.

Improvvisamente, però, quando siamo passati al digitale è scoppiata la mania del controllo. È razionale? Perché una rivista cartacea può, anzi deve circolare e una newsletter digitale deve essere protetta da password (con il rischio, oltretutto, di scoraggiare i destinatari stessi)?

Il primo paradosso

La questione è tecnica ma anche culturale. Sul piano tecnico, è bene sapere che qualunque documento – per quanto protetto da password – potrà essere facilmente inoltrato, come del resto avveniva e avviene con la carta. Sul piano culturale, il mondo è cambiato: i social media hanno messo fine al concetto stesso di privacy, a dispetto di ogni legge che ci obbliga a procedure inutili e fastidiose per “accettare i cookies”. Certo, i collaboratori restano un target privilegiato: ma sono parte di un target più ampio, fatto di cerchi concentrici i cui confini non sono mai netti. Dal dipendente al candidato di talento il passo è breve; e se il candidato già lavora, ecco che stiamo parlando a un concorrente, e così via. E allora tanto vale prenderne atto. Per questo ogni forma di comunicazione interna dovrebbe essere pensata come comunicazione “pura”: specializzata, certo, ma integrata in un disegno strategico, semplice, trasparente (che non vuol dire sprovveduta, anzi). In questo senso, la comunicazione interna “non esiste”. Perché non sappiamo fin dove arriverà, a chi parlerà. Ed è un bene.

Luca Villani