La Fanciullezza si rinnova: cambiano sito e logo

Sito e logo: La Fanciullezza cambia volto. La storica onlus milanese, che da oltre un secolo si fa carico di tanti bambini e adolescenti che attraversano momenti di difficoltà, ha deciso di rinnovare la propria immagine istituzionale. E lo fa … Continue reading

Sito e logo: La Fanciullezza cambia volto. La storica onlus milanese, che da oltre un secolo si fa carico di tanti bambini e adolescenti che attraversano momenti di difficoltà, ha deciso di rinnovare la propria immagine istituzionale. E lo fa con la consulenza di The Van, con cui la collaborazione prosegue con soddisfazione dal 2015. Al centro, quello che l’Associazione “fa”.

La Fanciullezza… fa dal 1898

Il nuovo logo mette in risalto le lettere F e A, che rappresentano non soltanto le prime lettere del nome, ma anche la voce verbale “fa”, a sottolineare la vocazione di aiuto concreto e quotidiano dell’Associazione. Non a caso, nel trattamento grafico, la lettera A rappresenta proprio una casa, luogo di accoglienza e incontro per eccellenza. Il logo, inoltre, è pensato per cambiare e rinnovarsi nel suo layout in base ai progetti sempre diversi messi in campo dalla Fanciullezza. I colori scelti sono l’arancione (che Goethe definiva “vivo e splendido”) e l’azzurro, simbolo di tranquillità. Letto tutto di seguito, il logo diventa una frase – La Fanciullezza FA dal 1898 – per evidenziare l’impegno da oltre cento anni dell’associazione milanese.
Per quanto riguarda il sito, è stato realizzato un contenitore semplice e intuitivo, ricco di contenuti, con l’obiettivo di raccontare il dinamismo di una realtà strutturata e impegnata nella promozione quotidiana di progetti e iniziative, capace di essere tanto un ambiente familiare quanto una struttura medico-sanitaria. Inoltre le voci dedicate al fund raising – strumento indispensabile per la vita della Fanciullezza e dei suoi servizi – sono sempre evidenziate.

Logo_medio

L’ospitalità è una missione

«Quello con la Fanciullezza è un rapporto di amicizia e di partnership, prima ancora che di lavoro – ha commentato Luca Villani, partner e managing director di The Van –. Siamo particolarmente felici di questo passaggio così importante perché crediamo che il nuovo logo, così semplice eppure così ricco di sfumature e di piani di lettura diversi, rappresenti bene il meraviglioso senso di ospitalità della Fanciullezza». La stessa soddisfazione è stata espressa anche dal presidente della Fanciullezza, Steno Dondè: «L’epoca del mecenatismo e delle grandi donazioni, che hanno ci permesso di operare per oltre un secolo, è conclusa: oggi abbiamo bisogno del contributo di enti pubblici, aziende, semplici sostenitori, per offrire una vita normale a ragazzi che provengono da esperienze difficili. Per questo la comunicazione è per noi una leva strategica».
Per conto della nostra agenzia, il logo è stato ideato dalla visual specialist Sonia Almadori, mentre il progetto di rinnovamento del sito è stato coordinato dai web specialist Valeria Piccardo e Claudio Fiumicelli e dal content specialist Paolo Brusaferri.

Al lavoro con Openjobmetis

The Van e L45 – è proprio il caso di dirlo – si mettono al lavoro. Dal luglio scorso infatti è stata avviata la collaborazione con Openjobmetis SpA, una delle più importanti e ramificate agenzie per il lavoro presenti sul … Continue reading

The Van e L45 – è proprio il caso di dirlo – si mettono al lavoro. Dal luglio scorso infatti è stata avviata la collaborazione con Openjobmetis SpA, una delle più importanti e ramificate agenzie per il lavoro presenti sul territorio italiano. Il progetto, portato avanti da un team misto composto da professionisti delle due agenzie, si muoverà su tre fronti sinergici: le media relations, la Digital PR (gestiti da L45) e lo sviluppo editoriale (gestito da The Van Group).

Lavoro in sinergia

«Iniziare a lavorare con Openjobmetis ci gratifica per il prestigio della società e ci motiva molto dal punto di vista professionale, vista la possibilità di comunicare ai media e online rispetto a un tema cruciale: il lavoro» dichiara Simone Guzzardi, partner e managing director di L45. «The Van Group conosce bene il settore delle agenzie per il lavoro, avendo maturato un’esperienza decennale, che mettiamo ora a disposizione di Openjobmetis. Oltretutto questa notizia è un’ottima conferma della forza che esprimono sul mercato The Van Group e L45, soprattutto quando operano in sinergia» prosegue e conclude Luca Villani, partner e managing director di The Van Group e presidente di L45.

Openjobmetis, impegnata dal 2001 nella valorizzazione dei talenti sul mercato del lavoro, copre con tempestività tutte le esigenze delle aziende, dalla ricerca e selezione del personale alla somministrazione di lavoro, dalla formazione professionale alla ricollocazione di dipendenti in uscita. Una curiosità: Openjobmetis è l’unica agenzia per il lavoro a essere quotata in Borsa; da dicembre 2015, infatti, il suo nome è presente sui listini del segmento STAR. Per The Van e L45 è l’ennesima occasione per misurarsi con un’eccellenza del panorama italiano.

Una sede. Anzi, due

The Van e L45 raddoppiano gli spazi. A un anno dalla nascita della società di media relations guidata da Simone Guzzardi, gli affari per la nostra agenzia vanno a gonfie vele, la squadra diventa più numerosa e i clienti aumentano. … Continue reading

The Van e L45 raddoppiano gli spazi. A un anno dalla nascita della società di media relations guidata da Simone Guzzardi, gli affari per la nostra agenzia vanno a gonfie vele, la squadra diventa più numerosa e i clienti aumentano. La conferma “ufficiale” di questo felice momento è arrivata giovedì 14 giugno, data dell’inaugurazione della nuova sede (sempre in via Domenico Cucchiari, al civico 27). Da tempo, infatti, era emersa la necessità di avere a disposizione uno spazio diverso, più funzionale, dove destinare alcune delle risorse di The Van e di L45, e lo stabile di via Cucchiari 27 si prestava perfettamente allo scopo. Qui, la sera di giovedì 14, si sono dati appuntamento tanti amici e clienti per vivere un momento di festa e di convivialità.

Per l’occasione, l’amministratore delegato e Partner di The Van, Luca Villani, è stato intervistato da YouMark, portale dedicato al mondo del marketing e della comunicazione: è toccato a lui ripercorrere l’evoluzione della nostra agenzia e fissare la rotta per il futuro.

Ecco la sua intervista integrale:

The Van a scuola di business con MIP

Proprio in questi giorni i ragazzi italiani festeggiano la fine della scuola. Noi di The Van, invece, andiamo controcorrente e festeggiamo il nostro ingresso in una scuola: MIP, la business school internazionale del Politecnico di Milano, con cui abbiamo iniziato … Continue reading

Proprio in questi giorni i ragazzi italiani festeggiano la fine della scuola. Noi di The Van, invece, andiamo controcorrente e festeggiamo il nostro ingresso in una scuola: MIP, la business school internazionale del Politecnico di Milano, con cui abbiamo iniziato una collaborazione. Nata nel 1979 su iniziativa dell’università e di alcune istituzioni e aziende con lo scopo di unire la formazione accademica con il mondo del lavoro e delle professioni, MIP (acronimo di ingegneria della produzione e non, come pensano in molti, di Politecnico di Milano) è una vera e propria eccellenza, non solo italiana, cui appartiene la scuola di management che vanta un’offerta di Executive MBA, MBA Full Time, Master of Science in Ingegneria Gestionale, Programmi Executive “su misura” per le imprese, Programmi Executive Open per manager e professionisti.

Attitudine alla leadership

Ma, quindi, noi di The Van che cosa c’entriamo in tutto questo? In pratica, ci occupiamo della redazione di una parte dei contenuti pubblicati su Growing Leader, blog interamente in lingua inglese dedicato allo “sviluppo dell’attitudine alla leadership”, come si legge nella pagina introduttiva, che si rivolge a studenti e professionisti potenzialmente interessati a iscriversi a una delle migliori business school del mondo, persone che “non hanno paura a cambiare strada per raggiungere i propri obiettivi e vogliono crescere in un mondo in continua evoluzione”.

Leader di domani

I contenuti del blog – realizzati anche da studenti ed ex studenti che hanno assunto il ruolo di Ambassador della scuola – parlano quindi a questi “leader di domani” affrontando e approfondendo, tra gli altri, temi come l’innovazione, la tecnologia, la crescita sostenibile, il digitale, la responsabilità sociale d’impresa, il mercato e i suoi scenari, il futuro delle professioni senza dimenticarsi di argomenti più “leggeri” come il lifestyle, l’Italia e Milano, visto che gli iscritti provengono da tutto il mondo.

Tra i nostri primi articoli – il progetto è coordinato dai nostri content specialist Paolo Brusaferri e Roberto Braghiroli insieme al team Marketing, Recruitment e Promotion di MIP che comprende Sergio Oliveri, Denise Dalmiglio e Sara Albè – citiamo un approfondimento sulla green economy, un viaggio nel distretto aerospaziale pugliese, un focus sulle start up più innovative del momento e un punto sui big data.

I prossimi articoli… li troverete sul blog. Stay tuned!

Perfetti: una comunicazione “di valore”

Nella nostra agenzia conosciamo molto bene il valore della comunicazione. Ma anche nella comunicazione dei valori non scherziamo. Se volete una conferma, chiedete ai nostri amici di Perfetti Van Melle. Per la grande azienda dolciaria italo-olandese, infatti, la nostra partecipata … Continue reading

Nella nostra agenzia conosciamo molto bene il valore della comunicazione. Ma anche nella comunicazione dei valori non scherziamo. Se volete una conferma, chiedete ai nostri amici di Perfetti Van Melle. Per la grande azienda dolciaria italo-olandese, infatti, la nostra partecipata L45 sta portando avanti un progetto di employer branding e comunicazione interna che, mese dopo mese, sta raccogliendo l’adesione entusiasta di un numero sempre crescente di dipendenti. Al centro di tutto, i valori dell’azienda.

La parola agli ambassador

Facciamo un passo indietro, al giugno scorso. Perfetti Van Melle, desiderosa di coinvolgere maggiormente le sue persone nella diffusione di una corretta cultura aziendale, dopo essersi guardata intorno sceglie di affidarsi a L45, che allora muoveva i suoi primi passi sul mercato. Detto, fatto: l’agenzia guidata da Simone Guzzardi suggerisce di puntare sul tema dell’employer advocacy, cioè del ruolo dei dipendenti nella promozione dell’immagine dell’azienda, individuando dieci ambassador; saranno loro a raccontare in prima persona il loro modo di vivere la “Perfettitude” (l’unione tra attitudine personale e valori di Perfetti) attraverso alcuni post su LinkedIn. Un’intuizione vincente, che prosegue con successo – con altri ambassador – tanto da essere diventata nel frattempo una best practice.

L’anno dei valori

Ma non è che l’inizio. Dopo aver realizzato una serie di materiali informativi dedicati al tema dello smart working, che in quelle settimane stava prendendo il via (tra cui un simpatico video), L45 ha alzato l’asticella: il 22 dicembre, nel corso di un evento che ha visto la partecipazione di oltre 500 persone – l’intera popolazione aziendale della sede di Lainate – è stato inaugurato ufficialmente quello che è stato definito “l’anno dei valori”. Più precisamente, dei sei valori fondamentali in cui Perfetti Van Melle si riconosce, vale a dire:

  • integrità senza compromessi;
  • raggiungimento dell’eccellenza;
  • dedizione al consumatore;
  • attenzione per i collaboratori
  • responsabilità sociale e ambientale;
  • indipendenza.

Ogni valore ha dato vita a un logo (usando come base grafica i prodotti Perfetti) e a diversi video con protagonisti i dipendenti (risultato del team building del 22 dicembre), ma soprattutto a ogni valore sono dedicati due mesi del 2018, attraverso iniziative ad hoc. Si è partiti con un book corner per lo scambio di libri incentrati sul tema dell’integrità, per proseguire poi con un’agile guida con alcuni consigli quotidiani per il risparmio energetico (dal singolare titolo “Guida pratica per salvare il mondo”), il tutto ideato e realizzato da L45 in collaborazione con The Van. Ma è solo l’inizio: il 2018 continua, e con esso le iniziative per promuovere la “Perfettitude”: stay tuned.

The Van si inventa la “non-pubblicità”

Di fronte all’ultima campagna pubblicitaria realizzata da The Van, agli appassionati di storia dell’arte potrebbe saltare alla mente un riferimento illustre. Questa volta ci siamo infatti concessi il lusso di citare il pittore belga René Magritte, e il suo celeberrimo … Continue reading

Di fronte all’ultima campagna pubblicitaria realizzata da The Van, agli appassionati di storia dell’arte potrebbe saltare alla mente un riferimento illustre. Questa volta ci siamo infatti concessi il lusso di citare il pittore belga René Magritte, e il suo celeberrimo “Questa non è una pipa”, la didascalia che illustra uno dei suoi quadri più iconici e irriverenti. Nella campagna multisoggetto che presenta il sito di Borsa Italiana come media pubblicitario, quella frase si è trasformata in “Questa non è una pubblicità. Per ora”. Ecco come è andata.

Non solo indici azionari

Con le sue 28 milioni di pagine viste al mese e gli 1,4 milioni di utenti unici, il sito borsaitaliana.it è da tempo il più grande canale verticale di finanza in Italia, un punto di riferimento per chi vuole consultare l’andamento degli indici azionari. Ma sempre più spesso il portale viene usato come mezzo di informazione non solo finanziaria (anche grazie a una sezione come Italian Factory, dedicata alle eccellenze dell’impresa italiana, di cui The Van firma i contenuti editoriali). Per di più il core target, formato da uomini tra i 30 e i 60 anni, ha una capacità di spesa che lo colloca nella fascia medio-alta e alta del mercato.

Per questo Borsa Italiana ha deciso di presentare il proprio sito al pubblico degli investitori come media pubblicitario, il luogo perfetto per le loro inserzioni. E, per farlo, hanno chiesto aiuto alla nostra agenzia, con cui la collaborazione va avanti da anni. La campagna, che sarà pianificata sul sito stesso di Borsa, è una multisoggetto che “gioca” sul concetto di un vuoto da riempire: nelle immagini si vede uno spazio bianco dove dovrebbe esserci il prodotto (facilmente intuibile). Il claim recita “Questa non è una pubblicità. Per ora. Un milione e mezzo di utenti unici stanno aspettando la tua campagna”. «Sappiamo che chi pianifica le campagne pubblicitarie ha poco tempo ed è sommerso dalle offerte – commenta Luca Villani, Partner e Amministratore Delegato –. Per questo abbiamo scelto immagini molto chiare, immediate, e un testo estremamente diretto».

Peg Perego va di moda (anche grazie a The Van)

Quello con la Peg Perego è uno dei rapporti più duraturi (oltre che più prestigiosi) che la nostra agenzia può vantare. Durante tutti questi anni, The Van ha affiancato la storica azienda di articoli per l’infanzia nel lancio dei suoi … Continue reading

Quello con la Peg Perego è uno dei rapporti più duraturi (oltre che più prestigiosi) che la nostra agenzia può vantare. Durante tutti questi anni, The Van ha affiancato la storica azienda di articoli per l’infanzia nel lancio dei suoi prodotti di punta, realizzando cataloghi e materiali promozionali di varia natura: un rapporto proficuo che ha visto il suo culmine negli ultimi mesi. C’è infatti lo zampino di The Van nella strategia di comunicazione a supporto di alcuni dei più recenti nati in casa Peg: la navetta Elite, il seggiolone Siesta e il sistema modulare Team. Le parole d’ordine, in tutti questi casi, sono due: stile e “milanesità”.

Elite, la navetta è “alta moda”

Ma andiamo con ordine. Era l’aprile del 2016 quando l’azienda ha richiesto alla nostra agenzia un piano di comunicazione per lanciare la nuova navetta Elite, un prodotto che si distingueva dai precedenti per la maggiore eleganza e ricercatezza nel tessuto e nelle rifiniture. L’intuizione – rivelatasi poi vincente – è stata quella di puntare sul valore aggiunto dato proprio dalla cura stilistica, posizionando Elite come un prodotto legato più al mondo della moda che alla prima infanzia, un oggetto funzionale ma che non rinuncia a uno stile moderno. Altro elemento vincente della strategia: la scelta di legare la comunicazione a una location, Milano, stabilmente tornata tra le grandi capitali mondiali del gusto e dello stile, capace di anticipare le tendenze del mondo della moda. Il risultato è una brochure che – grazie allo shooting fotografico realizzato ad hoc in piazza Gae Aulenti, simbolo della Milano più cool, che vedeva protagonista una giovane madre molto attenta alla moda – rappresenta al meglio questa attenzione ai dettagli stilistici. Come recita il claim: Love is in the details.

Siesta e Team: da Milano al mondo intero

Visto il successo di Elite, per la Peg Perego è stato naturale scegliere di applicare la strategia – opportunamente adattata – anche a due dei prodotti di punta della stagione 2017/2018. Dapprima, il seggiolone Siesta, per il quale il focus si è spostato dalla moda al lifestyle, alle relazioni e alla convivialità: al centro non c’è più soltanto la madre ma un’intera famiglia milanese, impegnata a vivere tutti i momenti che danno gusto alla vita quotidiana, aprendo le porte della loro casa anche agli amici internazionali. A seguire, il sistema modulare Team, che riprende il tema della famiglia (questa volta in versione allargata) immergendola nella più iconica delle piazze cittadine, piazza Duomo, che conferisce un tono più cosmopolita all’immagine. Per entrambi i prodotti, The Van ha seguito in prima persona gli shooting fotografici e si è occupata di creare le brochure promozionali, da cui poi sono derivati cataloghi destinati a tutto il mondo.

Facebook cambia il suo News feed. Che cosa fare?

Nel corso degli anni Facebook ci ha abituato a cambiamenti, anche radicali, nella gestione del “News feed”, la modalità con cui gli utenti visualizzano post, video e fotografie nella sezione Notizie. Il 2018 si è aperto con una novità importante: … Continue reading

Nel corso degli anni Facebook ci ha abituato a cambiamenti, anche radicali, nella gestione del “News feed”, la modalità con cui gli utenti visualizzano post, video e fotografie nella sezione Notizie. Il 2018 si è aperto con una novità importante: i contenuti condivisi da amici e familiari sono privilegiati rispetto ai post delle pagine aziendali, che avranno quindi sempre meno visibilità organica.

Al di là delle ragioni alla base di questa scelta – che secondo il fondatore Mark Zuckerberg dovrebbe rendere più personale l’esperienza sul social network, anche se è evidente la presenza di logiche commerciali – è bene tenere sempre a mente un concetto: su Facebook, così come su Google, siamo ospiti, non abbiamo il controllo sui cambiamenti.

Che cosa si può fare allora? In che modo queste modifiche impattano sulla nostra strategia?

Puntare sulla qualità

Innanzitutto è importante tenere traccia di tutto ciò che accade in questo mondo, ma è impensabile immaginare di poter intervenire su ogni strategia a lungo termine tutte le volte che Mark Zuckerberg o Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, decidono di intervenire sui loro canali. E lo fanno spesso.

È quindi fondamentale usare il buon senso e impegnarsi affinché la qualità sia sempre elevata. In questo senso avere una redazione interna in grado di produrre contenuti accattivanti e sempre aggiornati rappresenta sicuramente un vantaggio.

Il “segreto” è lavorare sul proprio ecosistema, capire quali sono i canali su cui si ha un impatto maggiore, ma allo stesso tempo cercare di andare incontro agli interessi dei nostri utenti. La chiave è sempre la stessa: mantenere una relazione costante con il proprio pubblico attraverso la qualità e la rilevanza dei contenuti.

Poi certo, di anno in anno sarà necessario apportare piccole modifiche alla nostra stratega operativa, ad esempio introducendo le AMPs (Accelerated Mobile Pages, che mirano a migliorare notevolmente le prestazioni del mobile web), oppure cambiando il modo di sponsorizzare i contenuti, o ancora ripensando le nostre keyword tenendo conto della ricerca vocale. Questi però sono tecnicismi, la sostanza non cambia. Se accettiamo la sfida della qualità, i nostri clienti non risentiranno dei cambiamenti. Anzi, spesso ne guadagneranno.

Mocauto: strategia a lungo termine

Un esempio significativo in questo senso è il lavoro che abbiamo svolto con Mocauto, concessionaria d’automobili con sede a Milano, con cui lavoriamo dal 2012 (ricordate la nostra campagna pubblicitaria?). Abbiamo fin da subito impostato la nostra attività sul content marketing: in questi sei anni la media delle visite mensili al sito web è cresciuta di oltre l’800% e, nonostante l’evoluzione digitale, i miglioramenti sono stati costanti. Inoltre, grazie alla qualità dei contenuti sono aumentate anche le interazioni con gli utenti della pagina.

In conclusione, se non vuoi essere in balia di decisioni altrui, la cosa migliore è pianificare una strategia onesta, focalizzata sul servizio all’utente e puntare sulla qualità, senza cercare scorciatoie o compromessi.

Ambassador non porta pena

Nel mondo della comunicazione interna è la parola del 2017: ambassador. Che cos’è? È un dipendente che, opportunamente selezionato, motivato e formato, contribuisce a diffondere messaggi in qualche modo allineati agli obiettivi dell’azienda. Ma non solo. Di chi (non) vi … Continue reading

Nel mondo della comunicazione interna è la parola del 2017: ambassador. Che cos’è? È un dipendente che, opportunamente selezionato, motivato e formato, contribuisce a diffondere messaggi in qualche modo allineati agli obiettivi dell’azienda. Ma non solo.

Di chi (non) vi fidate?

Partiamo da un dato: la fiducia è in crisi. È in crisi la fiducia nelle istituzioni, nei governi, persino nelle Ong. E nelle imprese. Pur in un momento di relativa pace e prosperità (la ripresa dopo la grande crisi dei subprime è nei numeri, persino in Italia) il mondo è dominato dalla paura, che genera sfiducia. Lo spiega bene una ricerca di Edelman, chiamata Trust Barometer, che nell’edizione 2017 usa toni allarmati. E all’interno di questa generale crisi di fiducia, nelle aziende la “spokeperson” ritenuta più affidabile è il semplice dipendente, che sopravanza – in alcuni casi largamente – tutti gli altri attori: manager, comunicatori, accademici. La sfiducia negli esperti non è di per sé una buona notizia, ovviamente. Ma proprio per questo occorre farci i conti.

La parola all’ambassador

Le aziende più avanzate sul fronte della comunicazione e della gestione delle risorse umane una risposta l’hanno trovata: sono i corporate ambassador. Un gruppo di dipendenti che si fa portavoce di alcune delle istanze dell’azienda, nei due sensi: raccogliendo pareri e indicazioni dai colleghi, per sottoporli al management e ai comunicatori; e, al contrario, contribuendo a divulgare temi aziendali (o di settore). In tutto questo, i social media rivestono un ruolo decisivo come strumento di distribuzione. Si calcola che in un’azienda con una buona politica di employee advocacy la visibilità dei post sui social media sia in media dieci volte più ampia rispetto a quella della sola pagina aziendale, a parità di contenuti.

Ma che cosa ci guadagno?

Che cosa ci guadagnano le parti in causa? Per l’azienda la risposta sembrerebbe più ovvia: una rete capillare e affidabile che divulga contenuti e idee favorevoli, innescando una spirale positiva che – se ben gestita – va a vantaggio del clima interno, della capacità di attrazione di risorse dall’esterno, della reputazione presso media e stakeholder. E l’ambassador? Verrebbe voglia di citare Tony Blair quando in un discorso del 2001 disse che le priorità del governo erano “education, education, education”. Se si vuole giocare a questo gioco, insomma, agli ambassador bisogna offrire certamente riconoscimento, trasparenza, coerenza. E formazione: sui nuovi media (che molti usano e pochi conoscono), sulla scrittura efficace, sull’uso delle immagini e dei video, sul public speaking. Come nella “vera” carriera diplomatica, se vogliamo ambasciatori capaci dobbiamo investire su di loro: potrebbe addirittura ristabilirsi un po’ di quella fiducia che oggi manca così tanto.

The Van e Sipcam-Oxon: un mondo di novità

The Van varca i confini nazionali. No, per il momento non abbiamo aperto alcuna sede all’estero. Più semplicemente, insieme al Gruppo Sipcam-Oxon – storica multinazionale attiva nel settore degli agrochimici, fondata a Milano oltre 70 anni fa – abbiamo dato … Continue reading

The Van varca i confini nazionali. No, per il momento non abbiamo aperto alcuna sede all’estero. Più semplicemente, insieme al Gruppo Sipcam-Oxon – storica multinazionale attiva nel settore degli agrochimici, fondata a Milano oltre 70 anni fa – abbiamo dato vita al nostro primo progetto internazionale: si tratta di One World, magazine aziendale destinato alle diverse filiali del Gruppo sparse nei cinque continenti.

Tradotto in tre lingue

Questo progetto rappresenta il naturale proseguimento di One – la rivista aziendale nata nel 2014 e pensata per i dipendenti delle sedi italiane – e sarà tradotto nelle principali lingue locali (per il momento inglese, spagnolo e portoghese). Nello specifico, si tratta di un pdf interattivo inviato via email a tutti i dipendenti con cadenza trimestrale.

Sono sei le sezioni che compongono One World: Editoriale, a cura dei dirigenti del Gruppo; Cover story, l’argomento principale di ogni numero; Persone, spazio dedicato a una figura aziendale; Filiali, la storia di una delle sedi internazionali; News, un evento importante per l’azienda; Numeri, un’infografica studiata ad hoc per raccontare Sipcam-Oxon attraverso le cifre.

Superare i confini

Così come One si è rivelato uno strumento utile ed efficace per superare i confini tra Sipcam e Oxon (le due anime del Gruppo che si sono progressivamente unite nel corso degli anni), One World è stato ideato per superare un altro confine, quello tra Italia ed estero: l’obiettivo è avvicinare, anche se non fisicamente, colleghi che lavorano in Paesi diversi e che non hanno occasione di incontrarsi, scambiarsi esperienze e punti di vista. In definitiva, l’obiettivo è far conoscere bene le persone e raccontare tutte le novità che riguardano l’azienda e il suo nuovo assetto organizzativo, globale e locale al tempo stesso proprio come questo nuovo magazine.

Il progetto di One World è stato seguito per The Van dal visual specialist Enrico Delmastro e dai content specialist Roberto Braghiroli e Luigi Piscitelli.

L’era degli ambassador

A dieci anni da una precedente ricerca abbiamo chiesto alle aziende qual è lo stato della comunicazione interna. La consapevolezza è aumentata, il cambiamento fa meno paura. E il ruolo dei dipendenti come portavoce è cruciale. Per questo servono strategie … Continue reading

A dieci anni da una precedente ricerca abbiamo chiesto alle aziende qual è lo stato della comunicazione interna. La consapevolezza è aumentata, il cambiamento fa meno paura. E il ruolo dei dipendenti come portavoce è cruciale. Per questo servono strategie di lungo periodo, consulenti professionali e il coinvolgimento del top management. Che, purtroppo, qualche volta cede al “richiamo della foresta”.

Dieci anni fa abbiamo realizzato una ricerca sulla comunicazione interna in caso di eventi straordinari (fusioni, acquisizioni, ristrutturazioni), intitolata “Ho sentito dire che…”, la frase simbolo di quella controinformazione (oggi diremmo fake news) che si insinua quando manca una voce ufficiale.

Che cosa era emerso da quella ricerca, che coinvolgeva 25 direttori HR di aziende italiane e multinazionali? In sintesi:

  • la reazione iniziale, quando viene annunciato un evento straordinario, è di preoccupazione e disorientamento;
  • possono crearsi voci negative, che portano all’uscita dei migliori talenti;
  • comunicando, è possibile neutralizzare gli effetti negativi e promuovere gli elementi positivi;
  • come? Da subito; con risorse dedicate; in modo trasparente.

E oggi? Per capire come è cambiato il clima, abbiamo svolto una nuova ricerca, intervistando un panel di direttori HR e responsabili della comunicazione. Ecco i trend emersi.

1) Lo straordinario è diventato ordinario.

Fusioni e integrazioni sono aumentate: nel 2016 ce ne sono state 509 in Italia, record assoluto. E, quasi, sono diventate più familiari. «Ho vissuto l’esperienza sia dalla parte acquisita sia da quella acquirente», conferma un’intervistata. In qualche modo ci si allena al cambiamento e si impara a sfruttarne le opportunità. «Sono entrati nuovi siti produttivi e nuove competenze, che hanno rafforzato la nostra posizione sul mercato e quindi l’orgoglio in azienda», spiega un direttore HR. A maggior ragione, quando l’azionista è un soggetto finanziario, creato proprio per acquisire e integrare aziende, il ciclo di discontinuità e ricomposizione è costante.

2) Professionisti e ambassador.

Se dieci anni fa sopravviveva l’idea del “giornalino” artigianale, oggi è acquisito il ruolo dei consulenti specializzati. Gli strumenti diventano più sofisticati: in senso tecnologico, ma anche concettuale. «Abbiamo creato un logo che identifica tutte le iniziative di comunicazione interna, alzando l’asticella in termini di branding», commenta un’intervistata. La parola chiave è storytelling: sì è capito che il modo migliore per comunicare è raccontare storie. E che il narratore più efficace non è il top manager, ma il dipendente comune: siamo nell’era dei corporate ambassador, capaci di influenzare il loro ambiente e di pubblicare contenuti credibili sui social network. Ma chi insegna agli ambassador a parlare in pubblico e a scrivere in modo efficace? Professionisti della comunicazione.

3) Il paradosso della misurabilità.

«È un paradosso – ragiona una manager – perché istintivamente è chiaro che la maggiore diffusione delle informazioni in azienda stimola l’engagement. Gli aspetti emozionali, di partecipazione, il “voler bene all’azienda” producono risultati positivi sulla felicità e, quindi, sulla produttività. Ma è difficile dimostrarlo ex-ante». Anche se nel lungo periodo un’azienda che ha sempre comunicato bene al suo interno si ritrova con un patrimonio di credibilità e di fiducia che fa la differenza: «Il silenzio è sempre un nemico, che alimenta il rischio di perdere i migliori talenti».

4) Fermi tutti.

Eppure, in tanto engagement, resiste il vecchio vizio di rimandare il varo di un sistema di comunicazione interna a un imprecisato “dopo” in cui tutti i principali elementi strategici saranno risolti: dimenticando che è il “durante” il tempo della comunicazione, della domanda di senso. “Impostare progetti al momento non poggerebbe su basi definite: rimandiamo ogni cosa al post quotazione…”, ci ha scritto tempo fa un cliente. Peggio ancora quando, in occasione di una ristrutturazione, viene addirittura sospeso uno strumento di comunicazione, eliminando l’unico punto fermo nel cambiamento. È un riflesso condizionato, un “richiamo della foresta” (absit iniuria verbis) che scatta ancora nella testa dei “capi”. E che difficilmente qualcuno ammetterà in una ricerca.

Per la realizzazione di questo articolo sono state utilizzate – fra l’altro – le dichiarazioni di: Nicoletta Camerini, direttore HR di 2i Rete Gas; Alberto Busnelli, direttore HR di Basf Italia; Simona Cucinotta, responsabile comunicazione interna di CheBanca! e Compass; Matteo Moi, direttore HR di GrandVision Italia; Valentina Sangiorgi, direttore HR di Randstad Italia.

Fitonews si rifà il look. E The Van c’è

Salute, natura e benessere. Sono i tre capisaldi della rivista Fitonews, il trimestrale che da più di quindici anni viene distribuito a erboristi, farmacisti e professionisti della medicina naturale in genere. Un vero fiore all’occhiello (e la metafora floreale è … Continue reading

Salute, natura e benessere. Sono i tre capisaldi della rivista Fitonews, il trimestrale che da più di quindici anni viene distribuito a erboristi, farmacisti e professionisti della medicina naturale in genere. Un vero fiore all’occhiello (e la metafora floreale è quantomai appropriata) per l’azienda Fitomedical, che omaggia in questo modo gli esercenti che commercializzano le loro formulazioni medicinali. La novità, però, è che dall’inizio di quest’anno Fitonews si è presentato ai suoi lettori in una veste grafica ed editoriale completamente rinnovata, più fresca e accattivante. E, naturalmente, c’è lo zampino di The Van.

Professionale, ma per tutti

È proprio la nostra agenzia, infatti, che ha ideato il progetto e che a ogni uscita ne segue la realizzazione grafica, inaugurando così una collaborazione con Fitomedical che sta dando ottimi frutti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Fitonews continua a occuparsi di argomenti relativi alle proprietà salutistiche e cosmetiche delle piante e agli ambiti in cui vengono usate, così da diffondere una maggiore consapevolezza della cura del proprio benessere psicofisico; ma il linguaggio e il tono sono molto più adatti a un pubblico generalista (mentre la precedente pubblicazione era pensata per gli addetti ai lavori), la grafica è più moderna e il magazine è arricchito da nuove rubriche che toccano vari argomenti di interesse comune, dalla cucina all’arte fino al tempo libero e alla cura degli animali. Il tutto senza rinunciare alla competenza garantita dai professionisti dell’azienda, che redigono gli articoli forti di una competenza decennale sui temi della fitomedicina.

Al passo con i tempi

Quello che Fitomedical chiedeva a The Van era un’immagine più attuale, al passo con i tempi. In questo senso basterebbe la copertina per rendere l’idea del lavoro svolto: ogni mese il servizio fotografico realizzato ad hoc è una composizione quasi artistica, che accosta elementi floreali e medicinali attraverso un originale gioco di monocromie e che presenta la “cover story”, l’argomento “caldo” del numero (scelto a seconda della stagionalità). Tra le tante rubriche che compongono Fitonews vale la pena di segnalare almeno La natura a tavola, ovvero una ricetta proposta in collaborazione con il magazine Cucina naturale.
Come detto, Fitonews è distribuito gratuitamente nei punti vendita che espongono i prodotti Fitomedical, ma è anche possibile riceverlo direttamente a domicilio compilando il coupon presente in ogni numero. Per conto della nostra agenzia, hanno lavorato al progetto i visual specialist Sonia Almadori e Danilo Bellavia.

Fitonews interno

La comunicazione interna di Carrefour è targata The Van e Altavia Italia

Il legame tra Carrefour e The Van continua a dare frutti. Dopo Vivi di Gusto, il mensile distribuito alla clientela nei punti vendita gourmet, arriva un altro magazine, questa volta rivolto alla popolazione aziendale (oltre 20.000 persone in tutta Italia). … Continue reading

Il legame tra Carrefour e The Van continua a dare frutti. Dopo Vivi di Gusto, il mensile distribuito alla clientela nei punti vendita gourmet, arriva un altro magazine, questa volta rivolto alla popolazione aziendale (oltre 20.000 persone in tutta Italia). Carrefour Life Magazine ha fatto il suo esordio nel marzo scorso, e ha già saputo farsi apprezzare dai dipendenti della catena francese.

È un progetto che, come il precedente, nasce dalla collaborazione tra The Van e Altavia Italia: le due agenzie hanno elaborato una proposta grafica ed editoriale che ha pian piano preso forma, fino a diventare l’attuale Carrefour Life Magazine, che ha cadenza trimestrale e che si inserisce all’interno di un sistema integrato di comunicazione interna che prevede anche una web tv, una intranet e una app.

Una finestra sul mondo Carrefour

L’obiettivo dichiarato di questo progetto è coinvolgere il più possibile i dipendenti nella fase creativa; molti dei contributi di cui si compone il giornale sono infatti scritti di proprio pugno dalle persone impiegate nei vari supermercati, che intervengono con segnalazioni, suggestioni, articoli e riflessioni. Quattro le sezioni di cui si compone il giornale: Cover Story (il tema forte del mese), Format (le novità dai punti vendita), That’s Life (tutto ciò che riguarda la vita aziendale e le iniziative per i dipendenti) e Social Club (lo spazio in cui ogni membro del team può raccontare i suoi hobby e le sue passioni, compresa una pagina ogni volta dedicata a un racconto). Insomma, la più ricca finestra sul mondo Carrefour, pensata per creare un “ponte” ideale tra il posto di lavoro e la vita di tutti i giorni.

Responsabili del coordinamento editoriale e della realizzazione grafica sono per conto di The Van il nostro visual specialist Danilo Bellavia, e per Altavia Italia l’account supervisor Valentina Galli.

The Van è il nuovo partner creativo di Banco BPM

È stata una competizione dura, ma alla fine ce l’abbiamo fatta: saremo noi di The Van il partner creativo di Banco BPM, il terzo gruppo bancario italiano con 25mila dipendenti e 2300 sportelli. Nelle scorse settimane ci siamo infatti aggiudicati … Continue reading

È stata una competizione dura, ma alla fine ce l’abbiamo fatta: saremo noi di The Van il partner creativo di Banco BPM, il terzo gruppo bancario italiano con 25mila dipendenti e 2300 sportelli. Nelle scorse settimane ci siamo infatti aggiudicati la gara avviata prima dell’estate, un risultato prestigioso di cui siamo molto orgogliosi, frutto di un lavoro che ci ha visti lavorare duramente su diversi aspetti.

«Abbiamo chiesto alle agenzie in gara uno sforzo non solo creativo, ma anche e soprattutto strategico – ha spiegato Marco Vighi, responsabile relazioni commerciali di Banco BPM –. Abbiamo lanciato una sfida sul futuro, per una banca che sappia interpretare il cambiamento in atto nel mondo dei servizi, senza per questo rinunciare ai suoi valori. Il lavoro di The Van è andato in questo senso: provare a immaginare uno scenario nuovo e un ruolo nuovo per la nostra comunicazione».

«Il brief era davvero ambizioso – ha commentato il nostro Luca Villani, partner e amministratore delegato –, ma proprio per questo appassionante. Ci è stato chiesto di fare un salto avanti, di immaginare la banca come un’azienda retail, liberi da condizionamenti che non fossero quelli relativi ai valori di questo gruppo: territori, persone, responsabilità sociale. Alla fine ci è parso che ci fosse un modo di guardare al futuro con fiducia proprio grazie a questi valori, naturalmente attualizzandone i linguaggi e rimettendo al centro di tutto l’ecosistema ogni singolo stakeholder – dal cliente al dipendente – della banca, in un modo che ci pare davvero innovativo per il settore».

Il lavoro strategico e creativo che abbiamo svolto si tradurrà in progetti che riguarderanno sia la comunicazione commerciale sia istituzionale, utilizzando media tradizionali e digitali.

Il futuro è a misura d’uomo

Per la prima volta nella storia dell’uomo possiamo avere il meglio di entrambi i mondi. Da un lato gli economics e le efficienze di scala delle grandi imprese e dall’altro i benefici umani di quelle piccole: libertà, motivazione, creatività, flessibilità”. … Continue reading

Per la prima volta nella storia dell’uomo possiamo avere il meglio di entrambi i mondi. Da un lato gli economics e le efficienze di scala delle grandi imprese e dall’altro i benefici umani di quelle piccole: libertà, motivazione, creatività, flessibilità”. Troppo ottimista? Lo vedremo. La frase è tratta da un white paper del World Employment Confederation. Ma la suggestione che ci lancia merita di essere ascoltata: forse è possibile tornare a una dimensione più umana del lavoro, anche grazie alla tecnologia. Un piccolo ma sorprendente particolare: la citazione è del 2005, una crisi fa. Chi l’ha scritta (uno studioso del MIT) ha fatto una grande scommessa sul futuro.

Antonio, che cosa ti suscita questa frase risentita adesso? Con la tecnologia possiamo davvero rimettere un po’ di umanità al centro delle nostre organizzazioni?
«La tecnologia rappresenta sicuramente una grande sfida. Dato che tutte le operazioni più elementari potranno essere automatizzabili, il ruolo delle persone nelle organizzazioni sarà sempre più importante. È evidente che questo richiederà un forte investimento sulle persone. Al World Employment Forum dell’anno scorso si è detto che i bambini nati quest’anno quasi sicuramente cambieranno almeno sei o sette posti di lavoro. Paradossalmente l’automatizzazione è uno dei processi che richiede maggiore impegno e centralità delle persone, perché il mondo sarà destinato a cambiare sempre di più e sempre più velocemente».

Tu siedi nel board della World Employment Confederation, un cosiddetto osservatorio privilegiato. Quali sono i trend mondiali del mercato del lavoro, visti da lì?
«I fattori di fondo sono la globalizzazione, lo shift demografico, il divario tra nord e sud del mondo con i suoi nuovi esodi; ma il più impattante, per gli effetti di breve periodo, è la digitalizzazione, la “quarta rivoluzione industriale”. Quest’ultimo fattore ci sta imponendo per esempio di cambiare i paradigmi della formazione, di rafforzare le competenze tecniche, di orientare la formazione verso le lauree cosiddette STEM – Science, Technology, Engineering & Mathematics – ma anche, all’opposto, di investire sulle non-cognitive skills, perché le competenze del futuro saranno imprenditorialità, relazionalità e capacità di adattamento e di problem solving».

Un’altra delle grandi tendenze che sembrano emergere è quella che è stata definita “la fine del lavoro come lo conosciamo”: quello concentrato in un luogo fisico, posizionato in un tempo preciso e uguale per tutti. Oggi la tecnologia permette di lavorare da qualunque postazione, e questo potrebbe restituire un po’ di libertà nelle nostre vite, a vantaggio della persona, della creatività, dell’elasticità. Sta accadendo anche nelle grandi organizzazioni?
«Le grandi aziende sono già al lavoro su questo fronte; se n’è accorto anche il legislatore che recentemente ha cercato di regolamentare lo smart working, per garantire un miglior bilanciamento e una nuova possibilità di interpretare il rapporto tra lavoratori e aziende. Su questo tema vedo un grande cambiamento nel sistema delle imprese, che ovviamente competendo sul mercato hanno necessità di innovare dal punto di vista dei prodotti, dei processi, delle organizzazioni, e anche nella politica in Italia abbiamo registrato una piccola accelerazione negli ultimi anni. Dove invece vedo un grave ritardo è sul fronte sindacale, in particolare nel tentativo di ripristinare regole, costi e procedure».

In Italia che cosa si sta facendo di buono – nelle politiche attive, e in generale in termini legislativi – per modernizzare il mercato del lavoro, e cosa invece clamorosamente manca?
«Penso che i tre macro-provvedimenti che sono stati presi negli ultimi tempi – Jobs Act, Alternanza scuola-lavoro, Piano Calenda sull’Industria 4.0 – cerchino di interpretare e di dare una direzione e un supporto a questo cambiamento necessario. Parlando ad esempio dell’alternanza scuola-lavoro, è importante che sia un’esperienza di valore per entrambi. Tutti noi che lavoriamo in imprese strutturate possiamo dare una grossa mano: è vero che la scuola deve aprirsi verso il lavoro, ma anche le imprese devono essere pronte, per aiutare i giovani a cogliere i cambiamenti e le attitudini necessarie per entrare nel mondo del lavoro. La disoccupazione giovanile non è semplicemente dovuta alla mancanza di posti ma è legata al cosiddetto mismatching o a una visione errata del lavoro da parte dei giovani; mi auguro, sia da professionista che da padre, che i miei figli possano cogliere questa esperienza. Per contro, è chiaro che la parte più dolente è quella sulle politiche attive del lavoro. Il disegno che è stato fatto nel Jobs Act in qualche modo prevedeva che l’Anpal avrebbe ri-accentrato i poteri di intervento sulle politiche attive, la possibilità di orientare gli investimenti dei fondi europei nella direzione del cosiddetto assegno di ricollocazione e quindi anche di poter gestire direttamente i centri per l’impiego. Il referendum costituzionale a cui era legato questo aspetto è andato com’è andato e adesso oggettivamente c’è un empasse».

Tu vedi nella Lombardia un modello virtuoso, basato sulla sussidiarietà tra pubblico e privato. Pensi che il modello lombardo possa affermarsi anche nel resto d’Italia?
«Se si guardano i risultati del modello lombardo della dote unica lavoro, è indubbio che quel sistema funzioni, perché è stato capace di dare una chance reale alle persone che hanno voluto mettersi in gioco e secondo me è uno dei motivi per cui la Lombardia è oggi un motore, in Europa, della ripresa economica. Ma paradossalmente credo che, ancor più che per i risultati, lo dovremo fare per ragioni di debito pubblico. Noi oggi dobbiamo costruire i servizi al lavoro: lo Stato non ha spazio di investimento su questo tipo di strutture, deve anzi ridurre la spesa pubblica. Stefano Scarpetta, Direttore della direzione per l’occupazione, il lavoro e le politiche sociali dell’OCSE, dice che forse l’Italia potrebbe beneficiare da un lato della tecnologia e dall’altra del rapporto con le agenzie private, perché attraverso questo modello di voucher si possono evitare gli investimenti fissi e avere una collaborazione di cosiddetto pay for results con chi è capace di supportare le persone che perdono il lavoro, aiutandole a ritrovarlo».

Raccontaci qualcosa del processo di espansione internazionale di Gi Group. Non è comune che un’azienda italiana di servizi faccia shopping all’estero.
«L’internazionalizzazione di Gi Group nasce con una storia particolare. Con l’acquisizione di Worknet, agenzia di somministrazione del gruppo Fiat, da azienda localizzata solo nel Nord Italia e legata alle Pmi siamo diventati un gruppo nazionale, con un nuovo tipo di clientela: l’impresa medio-grande. E lì ci siamo accorti che per crescere in Italia su quel segmento era fondamentale essere presenti all’estero, perché con quel tipo di imprese il punto di acquisizione non era più sul plant in Italia, ma legato alle gare internazionali. Per partecipare a queste gare avevamo l’esigenza di dimostrare a queste grandi imprese di essere capaci di servirle ovunque nel mondo. Inoltre quell’acquisizione ci ha consentito di costruire una partnership commerciale privilegiata con Fiat, che è la multinazionale che sappiamo. Era l’opportunità di costruire un network all’estero e dare servizio a un’azienda che in quel momento si stava rilanciando in maniera importante dal punto di vista delle quote di mercato nell’automotive. Così oggi siamo presenti direttamente in 30 paesi e con le partnership commerciali arriviamo a coprirne 40-45 in tutto il mondo, con una presenza diretta in tutti i mercati emergenti: Cina, India, Brasile, Russia. Un processo che ci ha consentito di reggere l’urto della crisi economica e ripartire alla grande».

Avete trovato un modello di acquisizione molto interessante.
«Sì, la crescita all’estero è avvenuta prevalentemente con acquisizioni e qualche startup in proprio. E le acquisizioni di aziende gestite da fondi di private equity sono state quelle che si sono integrate e sviluppate meglio nel nostro network, perché per sua natura il private equity educa il management a una gestione molto disciplinata sui numeri e sulla reportistica. Di contro, un azionista industriale, interessato al business e non solo ai numeri, a sviluppare i servizi e i prodotti, rimette al centro la passione per il core business. Insomma: i due valori della disciplina gestionale e dell’integrazione con il partner industriale sono una combinazione davvero potente».

Quali saranno le vostre prossime mosse?
«Il fondatore, Stefano Colli-Lanzi, sta lavorando a un forte innesto di capitale, anche se non abbiamo ancora deciso la modalità, per fare un ulteriore salto dimensionale. Per fare cosa? Noi oggi non siamo presenti negli Stati Uniti, che è il maggior mercato mondiale dei servizi al lavoro oltre a essere sede di importanti headquarter multinazionali, ma sicuramente possiamo aspettarci questo tipo di evoluzione nel medio termine».

2i Rete Gas e The Van comunicano insieme

Da qualche mese, 2i Rete Gas ha un marchio che identifica tutti i progetti di comunicazione interna. Noi 2i-Facciamo Rete – questo il nome – ha fatto il suo esordio su alcuni preziosi strumenti che definiscono l’identità aziendale, sui quali … Continue reading

Da qualche mese, 2i Rete Gas ha un marchio che identifica tutti i progetti di comunicazione interna. Noi 2i-Facciamo Rete – questo il nome – ha fatto il suo esordio su alcuni preziosi strumenti che definiscono l’identità aziendale, sui quali c’è la firma di The Van. Ma andiamo con ordine.

Una comunicazione di valore

All’inizio del 2017, 2i Rete Gas – realtà che si occupa della distribuzione di gas naturale per usi civili e industriali, che con i suoi 3,8 milioni di utenti serviti rappresenta il secondo operatore nazionale indipendente del settore – ha chiesto a The Van di trovare una modalità efficace per rappresentare e diffondere i valori aziendali, già identificati in precedenza, di collaborazione e condivisione, innovazione e cambiamento, competenza ed eccellenza, responsabilità e rispetto. È nata così una serie di locandine multisoggetto illustrate che raccontano questi valori. È proprio su queste locandine che è comparso per la prima volta il marchio Noi 2i-Facciamo Rete, che identifica tutti i progetti di comunicazione interna.

Nuovi strumenti per la squadra

Come spesso accade in questi casi, da cosa nasce cosa. E così il progetto si è ampliato con nuovi materiali messi a punto da The Van. Dapprima, la nostra agenzia si è occupata di dare una veste grafica a un decalogo sul corretto uso delle email. Il risultato è stato un documento interattivo che pare essere stato apprezzato e utilizzato dai dipendenti. In seguito, è stata creata un’agenda a marchio Noi 2i-Facciamo Rete che, nelle prime pagine, ripropone le immagini ideate per le locandine. Ma questo è solo l’inizio.
A tutti questi progetti, per conto della nostra agenzia, hanno lavorato la web specialist Valeria Piccardo, le visual specialist Jenny Raimondo e Francesca Delli Turri e il content specialist Luigi Piscitelli.

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Perfetti!

No, non siamo impazziti. E non pensiamo certo di essere perfetti. La Perfetti di cui parliamo si scrive con la “P” maiuscola ed è una delle più importanti aziende italiane: Perfetti Van Melle, per la precisione. Insomma: L45 (insieme a … Continue reading

No, non siamo impazziti. E non pensiamo certo di essere perfetti. La Perfetti di cui parliamo si scrive con la “P” maiuscola ed è una delle più importanti aziende italiane: Perfetti Van Melle, per la precisione.

Insomma: L45 (insieme a The Van) ha iniziato a collaborare con la grande aziende dolciaria, sviluppando progetti di employer branding e comunicazione interna per la multinazionale italo-olandese.

In particolare, il primo progetto riguarda il tema dell’employer advocacy, cioè del ruolo dei dipendenti nella promozione dell’immagine dell’azienda: un tema di grande attualità in un momento in cui l’uso dei media digitali sta ridefinendo le regole della comunicazione aziendale.

(Continua a leggere sul sito di L45)

The Van è lieta di annunciare L45

La nostra famiglia si allarga. Da una costola di The Van nasce infatti L45, una nuova realtà nel settore della comunicazione istituzionale. Si tratta di una società con caratteristiche uniche e distintive, di cui la nostra agenzia è socia insieme a Simone … Continue reading

La nostra famiglia si allarga. Da una costola di The Van nasce infatti L45, una nuova realtà nel settore della comunicazione istituzionale. Si tratta di una società con caratteristiche uniche e distintive, di cui la nostra agenzia è socia insieme a Simone Guzzardi – trentacinquenne professionista della comunicazione istituzionale “digital native” con dieci anni di esperienza in agenzie digitali e tradizionali (Digital PR – Hill & Knowlton, Barabino&Partners, Hagakure e iCorporate) –, nominato amministratore delegato di L45.

L45 mette al centro la reputazione dei clienti e considera i diversi canali online e offline come strumenti sui quali agire in maniera coerente con gli obiettivi specifici del cliente. Una nuova prospettiva della comunicazione istituzionale con un approccio consulenziale, quindi.

Gestione della reputazione

«L45 si occupa di relazioni istituzionali, attraverso tutti gli strumenti delle PR (media relations, digital PR, social media) – racconta Simone –. Ma a noi piace dire che si occupa di distribuzione: distribuzione di contenuti attraverso i media (online e offline). Perché i contenuti sono al centro, “content is king”, siamo tutti d’accordo, e bisogna saperli produrre davvero (cosa che The Van fa con un certo successo da anni): ma poi bisogna saperli accompagnare conoscendo le caratteristiche di tutti i canali di distribuzione e relazione. Noi, ad esempio, crediamo che anche nella comunicazione corporate ci possa (e debba) essere creatività. Crediamo che il digitale sia il primo canale e che non sia più sufficiente essere esperti di media relations tradizionali con un po’ di web “aggiunto a piacere”. Crediamo che i social media abbiano cambiato tutto e insieme alle media relations e alle digital PR siano parte fondamentale della gestione della reputazione delle imprese e delle persone».

Costruttore di relazioni

L45 condivide con noi gli spazi di lavoro (e a questo proposito presto ci saranno grandi novità…) e non solo. Questa sinergia consente alla nuova realtà l’accesso a competenze creative, in particolare nella produzione di contenuti editoriali, nella comunicazione interna, nella progettazione e realizzazione di siti web, nell’advertising online e offline. «Se The Van è un “produttore di contenuti di qualità”, dove per contenuti non si intendono solo quelli testuali, ma tutti i formati che richiedono pensiero e creatività, L45 si pone come distributore ideale di contenuti e costruttore di relazioni, in perfetta continuità e sinergia con l’attività di The Van», conclude Luca Villani, partner di The Van e presidente di L45.

The Van “racconta” il maglione Benetton “made in Treviso”

Chi di recente, durante uno dei suoi pomeriggi di shopping o di svago, è capitato in uno degli store della rete United Colors of Benetton, avrà probabilmente notato, tra i capi esposti, un maglione piuttosto particolare. Anzi, “una maglia unica”, … Continue reading

Chi di recente, durante uno dei suoi pomeriggi di shopping o di svago, è capitato in uno degli store della rete United Colors of Benetton, avrà probabilmente notato, tra i capi esposti, un maglione piuttosto particolare. Anzi, “una maglia unica”, per usare la definizione del pannello che ne accompagna l’esposizione. Quella maglia, dal singolare nome di TV-31100 (dal codice postale di Treviso, sede storica di Benetton), è uno dei fiori all’occhiello della stagione primaverile per l’azienda del punto maglia. E nel progetto è stata coinvolta anche The Van, che ne ha ideato e realizzato alcuni materiali di comunicazione.

Di origine controllata

A volte nel linguaggio pubblicitario si abusa dell’aggettivo “unico”, ma in questo caso è più che giustificato. Il maglione TV-31100 è infatti il primo capo di abbigliamento da molti anni a questa parte ideato e realizzato interamente negli storici stabilimenti di Castrette di Villorba, dove l’epopea Benetton ha preso il via. Ma ciò che più di ogni altra cosa contraddistingue questo prodotto è la sua fattura: grazie a una particolare tecnologia seamless (cioè senza cuciture), il maglione è realizzato usando un solo, lungo filo in cotone, eliminando quindi ogni punto di sfregamento sulla pelle e dando una sensazione di totale comfort e versatilità.

Una storia di raccontare

Nell’elaborare i suoi materiali, quindi, The Van ha cercato il modo più adatto per raccontare un prodotto dalla genesi così singolare, andando al di là delle semplici caratteristiche tecniche, secondo le regole del migliore storytelling. Il risultato è una comunicazione che, come si può vedere dal pannello da banco esposto negli store Benetton, è costruita intorno all’elemento del filo, la particolarità più riconoscibile di TV-31100: così, seguendo il filo, si ricostruisce tanto il prodotto vero e proprio quanto, metaforicamente, la sua storia. Con la stessa logica The Van si è occupata poi della realizzazione dei materiali stampa e delle affissioni; in particolare, hanno lavorato al progetto la visual specialist Jenny Raimondo e i content specialist Paolo Brusaferri e Luigi Piscitelli, sotto la supervisione di Luca Villani e Steven Berrevoets.

Prosegue quindi con soddisfazione il rapporto tra The Van e il gruppo Benetton (per il quale la nostra agenzia è impegnata da tempo in progetti di comunicazione interna), tanto che presto verrà data alle stampa una nuova campagna ideata da noi e dedicata a un prodotto che verrà lanciato nelle prossime settimane.

Se aprite un cantiere investite in segnaletica

Come tutte le forme di comunicazione – e, in fondo, di relazione fra esseri umani – la comunicazione interna presenta spesso aspetti paradossali. A questo è dedicata questa piccola serie di articoli per Direzione del Personale: iniziata con il primo … Continue reading

Come tutte le forme di comunicazione – e, in fondo, di relazione fra esseri umani – la comunicazione interna presenta spesso aspetti paradossali. A questo è dedicata questa piccola serie di articoli per Direzione del Personale: iniziata con il primo paradosso (la comunicazione interna è anche esterna) e proseguita con il secondo (la comunicazione interna esiste “a prescindere”).

Questo terzo paradosso è forse il più paradossale. Perché è il più vero (nella mia esperienza di consulente) e certamente il più evitabile. Mi spiego: immaginiamo un’azienda che disponga di strumenti di comunicazione interna, sofisticati o no che siano. Una rivista cartacea, una newsletter, una intranet: fate voi. O magari un progetto in corso per realizzarli. Ora immaginiamo che questa azienda entri in una fase di forte discontinuità: una fusione, un’acquisizione, una cessione di ramo d’azienda, una marcata ristrutturazione. Sapete quale sarà la prima, pavloviana, reazione del top management? Quella di
fermare tutto.

Le ragioni

Naturalmente le 
ragioni non manche
ranno. “La Consob”, “i
 sindacati”, “casa madre” 
(che orribile neologismo, per
 di più ottenuto unendo due parole bellissime!): “È meglio non dire niente”. Ciò che prevarrà sembrerà la ragionevolezza, la ragion di Stato, il buonsenso. E invece non lo è: se c’è un momento in cui le persone hanno bisogno di informazioni, rassicurazioni, senso, contesto, è proprio questo. Non è buonsenso, è pigrizia. È ignorare che le aziende, specie le aziende moderne, immateriali, digitali (ma non solo quelle) sono fatte di persone più che di cose. E le persone cercano innanzitutto un senso. Altrimenti lo troveranno da sole, o con l’aiuto dei peggiori navigatori possibili: i pessimisti, i complottisti, i delusi, che non vedono l’ora di poter trasformare il proprio scorno personale in paradigma generale (della qual cosa abbiamo parlato sul numero 179 di DdP).

Investite in segnaletica

E allora? Non fate finta di non vedere il problema: le persone sono in genere più preoccupate di quanto pensiamo. Basta che qualcuno scriva la parola “transformation” in un organigramma aziendale – esperienza vera, recente – e i dipendenti inizieranno a guardarsi le spalle invece di esserne rassicurati o quantomeno incuriositi. Resistete al “richiamo della foresta” di spegnere la luce, ancora molto presente nel top management, specie quando questo ha cultura tecnico-finanziaria. In questo, inutile dirlo, l’HR può (deve) giocare un ruolo decisivo nella ricerca di uno stile di comunicazione equilibrato fra discrezione e senso: ma deve averne voglia, coraggio, competenza; deve essere disposto a combattere battaglie a volte dure e avare di guadagni personali.

Insomma, se aprite un cantiere, investite in segnaletica, affinché nessuno si faccia male, ma non solo: affinché la cittadinanza sappia che quel cantiere porterà disagi, ma anche benefici. Fuor di metafora, non sopprimete gli strumenti esistenti in nome di qualche ragion di Stato, ma createne di nuovi (il digitale aiuta). Aumentate la frequenza e magari riducete il formato, così potrete dare le informazioni man mano che si sciolgono i nodi, aggiustare il tiro, aggiungere particolari. Se la motivazione tiene, alla fine anche “casa madre” sarà contenta.

A Lineapelle con Schmid

C’è un luogo dove poter scoprire le ultime tendenze in fatto di pelli, tessuti e modelli per la calzatura, l’abbigliamento e l’arredamento. Si chiama Lineapelle ed è la più importante fiera dedicata a questo comparto, svoltasi dal 21 al 23 … Continue reading

C’è un luogo dove poter scoprire le ultime tendenze in fatto di pelli, tessuti e modelli per la calzatura, l’abbigliamento e l’arredamento. Si chiama Lineapelle ed è la più importante fiera dedicata a questo comparto, svoltasi dal 21 al 23 febbraio scorso presso gli spazi di Fieramilano Rho.

Noi di The Van eravamo presenti a questo interessante evento al fianco di uno dei nostri storici clienti, Schmid, società leader nella ricerca e nella trasformazione dei tessuti per l’alta moda. In particolare, la nostra agenzia si è occupata di supervisionare la realizzazione dello stand dell’azienda, che per l’occasione è stato completamente rivisto. Abbiamo infatti migliorato la parte espositiva per renderla più funzionale al contesto, creando diverse zone di lavoro che potessero essere di ispirazione per i partner passati a far visita all’azienda durante i tre giorni della fiera. Abbiamo inoltre ideato una zona “tattile” dove poter toccare con mano i tessuti proposti da Schmid, come rasi, glitter, reti, velluti e jacquard. Senza dimenticare infine l’area relax, dove sedersi, conversare, scambiarsi opinioni o semplicemente concedersi una pausa di riposo.

Stand-Schmid-testata

Campagna di comunicazione “ispirazionale”

Uno stand ispirazionale, quindi, proprio come la campagna di comunicazione dell’azienda, curata sempre dalla nostra agenzia e incentrata su uno strumento prezioso come il “Trendbook”: si tratta nello specifico di una vera e propria summa delle tendenze che caratterizzeranno la prossima stagione della moda, realizzata proprio da Schmid. Il cuore della campagna è rappresentato dal moodboard, una sorta di patchwork che raccoglie in un unico elemento grafico quelli che saranno i trend prossimi futuri, non solo e non tanto in termini di tessuti, quanto piuttosto a livello di suggestioni che possono essere di ispirazione per gli stilisti. Per la nuova collezione Primavera/Estate 2018, per esempio, Schmid ha individuato due tendenze principali: Futuristic, innovativo, moderno, visionario, e Naturalia, che invece rimanda alla terra.

Il team che si è occupato di creare la campagna di comunicazione e al tempo stesso di supervisionare lo stand è composto dalle nostre visual specialist Sonia Almadori e Francesca Delli Turri, coordinate dal partner e direttore creativo Steven Berrevoets.

TrendBook-Outfit

The Van firma la nuova campagna Carglass®

La scena è buia, nella penombra si scorge la silhouette di un’automobile. A un tratto un riflettore illumina la sua fiancata, come se la vettura fosse una star impegnata a sfilare sul red carpet di qualche première cinematografica. Ma quello … Continue reading

La scena è buia, nella penombra si scorge la silhouette di un’automobile. A un tratto un riflettore illumina la sua fiancata, come se la vettura fosse una star impegnata a sfilare sul red carpet di qualche première cinematografica. Ma quello che la luce rivela è l’incubo di ogni automobilista: sulla portiera ci sono evidenti segni di graffi. Un piccolo incidente che potrebbe rovinare la perfezione della scena, e che invece è facilmente risolvibile grazie a Carglass®.

Telaio perfetto

Quella che abbiamo appena descritto è la campagna di comunicazione che The Van ha ideato e realizzato per l’azienda leader nel settore della sostituzione dei cristalli auto, con cui collabora da diversi anni.

Carglass® ha di recente messo a punto un’importante novità nella sua offerta: il Servizio Carrozzeria, che si occupa di riparare i piccoli e medi danni al telaio delle automobili (graffi, ammaccature, strisciate…). Un passo importante per il brand del gruppo Belron®, ottenuto grazie a una combinazione di tecnologie avanzate, materiali e strumenti innovativi e rigorose procedure, che permettono di riparare l’area danneggiata senza sostituzione di componenti, con notevoli vantaggi di costo e di tempo.

Si alza il sipario

Questa innovazione, a suo modo storica per Carglass®, non poteva non accompagnarsi a una campagna di comunicazione ad hoc, firmata dalla nostra agenzia, che vede protagonista l’automobile lievemente incidentata. Il messaggio è chiaro: non c’è bisogno di correre subito dal carrozziere, il problema può essere risolto velocemente e a prezzi contenuti in uno dei centri di assistenza Carglass® attivi sull’area di Milano.

Partendo da questa idea, la campagna ha avuto numerose declinazioni: poster e materiali interni ed esterni ai centri di riparazione (insegne, stendardi, espositori da banco), advertising su riviste di settore, attività digitali, leaflet.

Sotto la guida del direttore creativo di The Van, Steven Berrevoets, hanno lavorato al progetto il visual specialist Enrico Delmastro e il content specialist Paolo Brusaferri.

Workplace: il nuovo modo di intendere la intranet

Si chiama Workplace, letteralmente “luogo di lavoro”. È la nuova piattaforma lanciata a novembre da Facebook, simile nell’aspetto e nei metodi di utilizzo al social network più famoso al mondo. Attualmente in Italia ancora poco conosciuta, all’estero invece è utilizzata … Continue reading

Si chiama Workplace, letteralmente “luogo di lavoro”. È la nuova piattaforma lanciata a novembre da Facebook, simile nell’aspetto e nei metodi di utilizzo al social network più famoso al mondo. Attualmente in Italia ancora poco conosciuta, all’estero invece è utilizzata da alcune aziende di respiro internazionale, tra cui Booking.com e Danone.

Ma di che cosa si tratta esattamente? E come funziona questa piattaforma? In pratica, con Workplace si possono creare gruppi di lavoro, pubblicare post, fare video/dirette, partecipare a videoconferenze, parlare con i colleghi attraverso chat di gruppo, ma anche condividere documenti e file, semplificando alcune attività per le quali generalmente si ricorre alle email o alla creazione di intranet aziendali.

Le nostre prime impressioni

The Van, che ha nel Dna una particolare attenzione alla comunicazione interna, ha già testato la piattaforma. E le prime impressioni sono positive. Workplace è stato testato (quasi) in tutto il mondo e si è rivelato uno strumento utile per gestire la comunicazione interna soprattutto delle piccole e medie aziende: è un sistema in cloud agile ed economico che evita a organizzazioni di questo tipo di sostenere costi molto alti per la gestione e il mantenimento di una intranet. Inoltre Workplace, come Facebook, è multi-device (in pratica, può essere consultato da qualsiasi dispositivo fisso o mobile) e permette anche a chi non è seduto alla propria scrivania di accedere rapidamente al proprio gruppo di lavoro, ricevere notizie, disporre di documenti e tanto altro.

Ma Workplace offre anche un altro vantaggio. In una realtà dinamica, come The Van, è un ottimo supporto per dare vita a gruppi di lavoro che includono anche collaboratori esterni o persone in trasferta. Un vero e proprio luogo di lavoro virtuale, quindi, in cui “incontrarsi”, discutere e scambiarsi informazioni. Inoltre, a differenza di quanto accade con altre piattaforme ben costruite, ma poco conosciute dai non “addetti ai lavori” come Trello e Libreboard, l’interfaccia e l’utilizzo sono pressoché identici a quelli di Facebook, cosa che, di fatto, annulla i tempi di apprendimento.

Workplace è multi-company

Ma la vera particolarità di Workplace è un’altra: offre la possibilità di creare gruppi multi-company, ovvero gruppi di lavoro in condivisione tra diverse aziende. Una soluzione efficace quando si lavora in sinergia su un progetto.

E nel caso ci siano esigenze di personalizzare questo strumento? Niente paura, anche su questo aspetto Facebook ci viene incontro con le API (interfacce di programmazione di un’applicazione), che permettono di sviluppare funzionalità cucite intorno alle esigenze aziendali. 

Sei interessato a Workplace per la tua azienda? Vuoi saperne di più sul suo funzionamento e sulle opportunità che offre? Contattaci: oltre al sostegno iniziale per la fruizione della piattaforma, possiamo proporti anche una strategia di comunicazione efficace che favorisca il dialogo e la collaborazione tra le persone della tua azienda: info@thevan.it.

Con Borsa Italiana ed ELITE raccontiamo l’economia

“I numeri regnano sull’universo”, diceva Pitagora. Tutti d’accordo. Ma se ai dati semplici e asciutti, ogni tanto, si aggiunge anche qualche contenuto editoriale tutto diventa ancora più interessante. È quello che è accaduto con DB GEO – Italian factory 2016, … Continue reading

“I numeri regnano sull’universo”, diceva Pitagora. Tutti d’accordo. Ma se ai dati semplici e asciutti, ogni tanto, si aggiunge anche qualche contenuto editoriale tutto diventa ancora più interessante. È quello che è accaduto con DB GEO – Italian factory 2016, la pubblicazione realizzata da The Van, Borsa Italiana ed ELITE, il programma di Borsa Italiana dedicato alle imprese con importanti ambizioni di crescita.

In pratica, le cose sono andate così. Ogni anno Borsa Italiana pubblica e distribuisce ai partner del mercato un annuario – DB GEO, acronimo di Geographic Database for Equity Origination – che racconta attraverso i numeri (ricavi, utile netto, EBIT, EBITDA e percentuale di crescita) un migliaio di aziende particolarmente competitive suddivise per aree geografiche. Un vero e proprio database semplice ed efficace per supportare i partner nelle loro attività di marketing, che da quest’anno si è unito a Italian factory, la sezione del sito di Borsa Italiana curata da The Van e dedicata alle eccellenze economiche italiane, per dare vita a una pubblicazione unica.

DB GEO – Italian factory 2016 è un vero e proprio libro di un centinaio di pagine in cui, oltre ai dati relativi alle mille aziende virtuose – che sono solo un estratto delle 13mila imprese italiane individuate da Borsa Italiana per questo progetto – si possono trovare anche contenuti editoriali, interviste e approfondimenti di carattere economico: un focus sul settore agroalimentare, vera e propria eccellenza del made in Italy, un viaggio nei distretti metalmeccanici di Brescia e dell’Emilia, un’analisi sul fenomeno produttivo del momento, il Manufacturing 4.0, oltre a intervista ad aziende quotate e a manager di Borsa Italiana ed ELITE.

DB GEO – Italian factory 2016 – che per The Van ha impegnato Roberto Braghiroli nella supervisione dei testi e Jenny Raimondo nella progettazione grafica e nell’impaginazione – è stato distribuito ai partner di Borsa Italiana nel corso di un evento organizzato ad hoc.

In attesa della versione 2017 della pubblicazione, la collaborazione tra The Van e Borsa Italiana prosegue anche quest’anno con Italian factory, un vero e proprio viaggio nell’economia reale in cui sono raccontate le tendenze, i cambiamenti di scenario e le storie di persone che “fanno l’Italia” ogni giorno.

Vivi di gusto magazine compie un anno

Marzo 2016: esce il primo numero Vivi di gusto magazine, la rivista in distribuzione nei punti vendita gourmet di Carrefour market, realizzata da The Van e da Altavia Italia. Il tempo passa in fretta quando ci si diverte (e quando … Continue reading

Marzo 2016: esce il primo numero Vivi di gusto magazine, la rivista in distribuzione nei punti vendita gourmet di Carrefour market, realizzata da The Van e da Altavia Italia. Il tempo passa in fretta quando ci si diverte (e quando si lavora sodo) e così sembra trascorso poco tempo, ma stiamo già per entrare nel secondo anno di pubblicazione.

In linea con il tipo di negozio cui è destinato, Vivi di gusto magazine, distribuito ai possessori di carta Payback, è caratterizzato da una grande ricercatezza nei contenuti e nella grafica. Si parla molto di cibo: approfondimenti sulle materie prime, storie che raccontano la filiera dei prodotti, nuovi trend alimentari e fotoricette in cui i piatti più noti della cucina regionale illustrati da grandi chef. Ma il concetto di gusto viene inteso in senso più ampio. Largo quindi anche ad articoli su viaggi, film, libri, tendenze e tutto ciò che aggiunge gusto alla vita. Sempre con un approccio fresco, originale, piacevole da leggere ma mai superficiale.

Da un punto di vista estetico, il mood molto riconoscibile del magazine è dato dal formato tascabile, quasi quadrato, dal tema ricorrente della lavagna nera e dalla predilezione per le foto dall’alto.

Realizzare a cadenza mensile un prodotto curato e lungo 50 pagine è una sfida ambiziosa e divertente con cui si misura una squadra affiatata, capitanata dal Direttore Responsabile Niccolò Vecchia, coordinata da Giuliano Pavone per i testi e Paolo Gioia per la grafica, con il contributo di Hive Studio per le foto originali, e con Danilo Bellavia e Valentina Galli a curare la parte organizzativa rispettivamente per The Van e per Altavia Italia.

Lunga vita a Vivi di gusto magazine!

Il nuovo sito di e2i Energie Speciali è firmato The Van

e2i Energie Speciali ha un nuovo sito internet. E a realizzarlo siamo stati noi. L’azienda, leader nel campo delle energie rinnovabili, è impegnata nella realizzazione e gestione di parchi eolici e fotovoltaici destinati alla produzione di energia pulita da fonti … Continue reading

e2i Energie Speciali ha un nuovo sito internet. E a realizzarlo siamo stati noi. L’azienda, leader nel campo delle energie rinnovabili, è impegnata nella realizzazione e gestione di parchi eolici e fotovoltaici destinati alla produzione di energia pulita da fonti rinnovabili. Costituita a fine 2014 da un’iniziativa di tre importanti soci industriali e finanziari – F2i Fondi Italiani per le Infrastrutture, Edison, e EDF Energies Nouvelle – ha radici che risalgono agli anni ‘90 e oggi è il terzo operatore italiano per potenza installata nel settore eolico, con circa 600 MW di potenza complessiva e impianti presenti in 32 comuni distribuiti in 10 regioni italiane.

Obiettivo comunicare la sostenibilità

Il sito realizzato da The Van è costruito intorno all’idea di raccontare i territori nei quali l’azienda investe attraverso le storie delle persone che ogni giorno entrano in contatto con e2i: dal sacerdote appassionato di storia, al sindaco innamorato del suo territorio, fino all’esperto di ornitologia. Si tratta quindi di uno strumento che da un lato consente all’azienda di creare una relazione con tutti gli attori con i quali è quotidianamente in contatto, e dall’altro offre visibilità alle attività e ai progetti di e2i, offrendo tutte le informazioni necessarie a clienti e partner. Insomma, si tratta di un passo importante per un’azienda che ha l’ambizione di “diventare leader nel settore delle energie rinnovabili”.

A un primo sguardo il portale si caratterizza per un layout moderno e di facile navigazione attraverso qualsiasi strumento: laptop, tablet e smartphone. Ma tra i suoi punti di forza c’è sicuramente una grande attenzione ai territori in cui l’azienda è presente con i suoi impianti eolici. La strategia proposta da The Van è stata infatti quella di integrare all’interno di un piano editoriale “classico” una sezione dedicata alle video-interviste, utile per rendere più emozionale lo storytelling aziendale. Ampio spazio è stato quindi dedicato alle immagini e ai video, realizzati anche con l’utilizzo di droni, e particolare cura è stata riservata ai contenuti, con notizie e interviste a professionisti e stakeholder.

Al contempo è stata sviluppata anche una strategia seo volta ad aumentare il traffico al sito e a compensare la carente presenza online dell’azienda su alcuni argomenti. Questa strategia è supportata anche dalla creazione del profilo LinkedIn aziendale, sempre a cura di The Van: si tratta di una pagina per addetti ai lavori, ma anche per utenti che desiderano scoprire le dinamiche che stanno alla base della creazione dei parchi eolici.

Il team che si è occupato di lavorare alla strategia complessiva del progetto è composto da Gaia Cesario, Valeria Piccardo e Andrea Valli (web), Paolo Brusaferri e Luigi Piscitelli (content), con la supervisione dei partner Luca Villani e Steven Berrevoets.

Le riprese video sono state invece curate dai nostri partner e amici di Mediacontents, con la produzione di Paolo Gianfrancesco.

La comunicazione interna? È ovunque (e comunque)

I paradossi della comunicazione interna. Così, qualche mese fa, avevo cominciato il dialogo con i lettori di Direzione del Personale, la rivista trimestrale dell’Associazione Italiana per la Direzione del Personale: promettendo che avrei provato a mettere a loro disposizione la … Continue reading

I paradossi della comunicazione interna. Così, qualche mese fa, avevo cominciato il dialogo con i lettori di Direzione del Personale, la rivista trimestrale dell’Associazione Italiana per la Direzione del Personale: promettendo che avrei provato a mettere a loro disposizione la mia esperienza di consulente, tutta empirica, tutta sul campo, attraverso alcune assurdità (paradossi, appunto) che si presentano regolarmente nel nostro lavoro.
Il primo paradosso, qualcuno lo ricorderà, recitava che “La comunicazione interna non esiste”. Nel senso che immaginare che una comunicazione rivolta ai dipendenti si fermi tra le mura dell’azienda è perlomeno ingenuo: la comunicazione è fatta per circolare, filtrare attraverso le fessure, passare anche attraverso le porte chiuse. Non sarà una password o una intranet macchinosa a impedirlo: in compenso, queste potrebbero limitarne l’efficacia. Il secondo paradosso è esattamente opposto (altrimenti che paradosso sarebbe?): “La comunicazione interna è ovunque e comunque”.

Il vuoto

“Natura abhorret a vacuo”, si dice. Cioè la natura non contempla l’idea del vuoto. Con la comunicazione interna è esattamente così. Provate a non comunicare nella vostra azienda, magari in presenza di un cambiamento importante, vero o presunto: il vuoto verrà immediatamente riempito. Da chi? Questo è il bello: non si sa. Presumibilmente da uno o più esponenti della categoria dei “bene informati”, che – l’esperienza ci insegna – non sono affatto bene informati, ma sono semmai prevenuti. Il controinformatore professionista ha immancabilmente una visione molto precisa delle cose, che lo rende molto interessante agli occhi dei colleghi, e che è anche immancabilmente negativa, il che lo rende ancora più interessante, quasi indispensabile. “Ci vendono”, proferirà con sicurezza davanti alla macchinetta del caffè. “Tizio se ne va”. “Chiudono la sede di Roma”. “Ne licenziano cinquanta”. La negatività, lo sappiamo, ha un marketing migliore. E se non lo sappiamo, basta farsi un giro sui social media – in particolare su Facebook – dove la cosiddetta “bufala” è diventata il mainstream, tanto da indurre lo stesso social media da 1,8 miliardi di utenti e Google a ricorrere (tardivamente?) a strumenti tecnici di debunking.

Perché non parli?

Ma intanto il danno è fatto. Il pensiero negativo occupa lo spazio lasciato libero e inizia a generare la sua conseguenza più nefasta: chi ha un’alternativa, la mette in pratica; chi non ce l’ha si mette in modalità difensiva. In altre parole, quelli bravi se ne vanno, quelli mediocri si demotivano (e non se ne vanno, mi spiace per voi). Cosicché se davvero ci sarà da affrontare una crisi, una fusione, una ristrutturazione, la affronterete con il peggiore esercito che si possa immaginare. La soluzione? Semplice: comunicate. Vi sento già: “Sì, ma i sindacati”. “Sì, ma la Consob”. “Sì, ma i nuovi azionisti”. Non è vero, o non del tutto, e lo sapete anche voi. Dite tutto quello che potete dire (e spesso è molto più di quanto non si creda inizialmente) e poi dite “da qui in poi non posso dire, ma lo farò non appena mi sarà possibile”. Honesty is the best policy. E tutto è sempre meglio di quella controinformazione maligna e distruttiva che filtra ovunque e che fa scappare i vostri talenti migliori.

Luca Villani

The Van presente al Forum Ambrosetti

Da quarantadue anni, a settembre, Capi di Stato e di Governo, premi Nobel, manager ed esperti si danno appuntamento a Cernobbio. Qui, nella splendida cornice di Villa d’Este sulle rive del lago di Como, i potenti della Terra si confrontano … Continue reading

Da quarantadue anni, a settembre, Capi di Stato e di Governo, premi Nobel, manager ed esperti si danno appuntamento a Cernobbio. Qui, nella splendida cornice di Villa d’Este sulle rive del lago di Como, i potenti della Terra si confrontano sui temi dell’attualità politica, dell’economia globale e della società nel corso dell’esclusivo Forum organizzato da The European House – Ambrosetti.

Tra gli ospiti di quest’anno, oltre a Matteo Renzi, Mario Monti, Jean-Claude Trichet e Samantha Cristoforetti, c’era anche… The Van.

È stata infatti ideata e realizzata da noi la brochure istituzionale di The European House – Ambrosetti, presentata proprio in occasione del Forum, in cui sono presentate le attività e i servizi offerti dalla società di consulenza fondata nel 1965, nominata primo Think Tank privato italiano e quarto europeo nell’edizione 2015 del Global Go To Think Tank Index Report dell’Università della Pennsylvania.

Interno brochureThe Van, che già l’anno scorso si era occupata della strategia e della realizzazione grafica ed editoriale del sito istituzionale di The European House – Ambrosetti, ha curato il progetto editoriale, l’ideazione grafica, la realizzazione dei testi e l’impaginazione della brochure istituzionale. Nello specifico, si tratta di una cartella rettangolare con due tasche che contengono i fascicoli relativi ai quattro business di cui si occupa la società: Management Consulting (le iniziative del Gruppo nell’ambito della consulenza direzionale): Leaders’ Education (i servizi di aggiornamento professionale per i manager), Summit, Workshop & Forum (gli appuntamenti internazionali) e Think Tank (le tavole rotonde su specifici temi).

Sotto la guida del direttore creativo dell’agenzia, Steven Berrevoets, hanno lavorato al progetto i visual specialist Enrico Delmastro e Filippo Marrè Brunenghi, oltre all’intera squadra dei content specialist. Per The European House – Ambrosetti il progetto è stato supervisionato dall’ingegner Paolo Borzatta, senior partner della società, e da Fabiola Gnocchi, responsabile della comunicazione e della relazione con i media.

Brochure

La terza rivoluzione digitale

«Il cambiamento tecnologico che abbiamo vissuto negli ultimi quindici anni, da quando Internet è entrato nelle nostre vite, è inferiore a quello che ci aspetta ora. Preparatevi, prepariamoci». Stefano Venturi, Corporate VP e Amministratore Delegato del gruppo Hewlett Packard Enterprise … Continue reading

«Il cambiamento tecnologico che abbiamo vissuto negli ultimi quindici anni, da quando Internet è entrato nelle nostre vite, è inferiore a quello che ci aspetta ora. Preparatevi, prepariamoci». Stefano Venturi, Corporate VP e Amministratore Delegato del gruppo Hewlett Packard Enterprise Italia, non è uno che si tira indietro.  Per questo, credo, la conversazione che ho avuto il piacere di intrattenere con lui sul palco del 45° Congresso nazionale Aidp ha suscitato grande apprezzamento. Abbiamo diviso il nostro intervento, in apertura della prima giornata, in due parti: la prima dedicata allo scenario del cambiamento tecnologico e al suo impatto sulle nostre vite, la seconda dedicata a quello che intendiamo per cultura aziendale e a come un corpus di valori e di idee possa aiutare chi deve prendere decisioni in azienda.

Stefano, vorrei sfruttare la tua esperienza nel campo della tecnologia per provare a interpretare il contesto globale in cui ci troviamo a vivere e lavorare. Segnalo inoltre, per aggiungere un po’ di pepe alla questione, che proprio stamattina Foxconn, la più grande azienda del mondo, ha annunciato che sostituirà 60 mila addetti con altrettanti robot, automi. Allora, in che mondo ci accingiamo a vivere?
«Hai ragione, è un tema importantissimo per le nostre vite: stiamo parlando della terza grande rivoluzione tecnologica del nostro tempo. La prima, a metà degli anni Novanta, è stata l’avvento del World Wide Web – chiamato erroneamente Internet – che posso definire il primo grande fenomeno di disintermediazione. A essere stato disintermediato è stato il nostro accesso alle informazioni. Sono nati tanti business e tante nuove modalità di raggiungere i clienti, abbiamo avuto accesso a una mole di informazioni mai vista prima, imparato a usare i motori di ricerca. Abbiamo fatto appena in tempo ad abituarci quando, a metà del decennio scorso, è arrivata la seconda rivoluzione digitale: il cosiddetto web 2.0. In questo caso la disintermediazione ha riguardato i rapporti tra le persone: abbiamo cominciato a produrre e scambiarci informazioni, e le aziende sono state spinte a parlare con i propri dipendenti in maniera partecipativa, abbattendo lo steccato tra comunicazione interna ed esterna».

E con l’avvento di quella che tu chiami terza rivoluzione, cosa ci aspetta?
«Un cambio di paradigma incredibilmente più potente dei precedenti. Assisteremo alla convergenza di tre elementi. Segnatevi queste tre espressioni: Internet of Things, Big Data e Cloud. Il primo, l’Internet of Things, è già in atto: tutti i sensori oggi sono collegati in rete, e anche le persone sono dei sensori. Quando giriamo con i nostri smartphone c’è chi studia – in modo aggregato –  i nostri flussi, in una specie di telemetria del pianeta fatta di miliardi di dati collegati. Il punto è: come li usiamo? Per questo qualcuno ha inventato la seconda forza, i software di analisi di Big Data, algoritmi che leggono in tempo reale questi eventi e ne traggono dei significati. Chi sa padroneggiare questi algoritmi non è l’informatico, ma il data scientist, una figura ancora relativamente rara ma dalle potenzialità immense: è colui che conosce bene quel settore di business e sa come interpretare quella miriade di informazioni, combinandola con il suo know-how. La terza forza che fa detonare il tutto si chiama Cloud: parliamo della disponibilità di capacità elaborativa idealmente illimitata e a costi accessibili per tutti, grazie alle modalità di utilizzo as a service».

Intervista Villani-Venturi

In questa fase, insomma, a essere disintermediato è l’accesso a informazioni che prima non potevamo avere: la vera sfida è saperle usare.
«Queste tre forze domineranno la disruption che stiamo vivendo, e tra poco cominceranno a vedersi i risultati di business. Per fare solo un esempio, la ricerca farmaceutica è un settore che potrà essere molto disintermediato; si potrà realizzare una ricerca che parte da milioni di cartelle cliniche studiando e correlando i dati reali, superando la ricerca tradizionale di laboratorio che si basa ovviamente su un modello teorico. È insomma un’enorme opportunità per chi ha voglia di studiare e possiede questa capacità di combinare l’analisi dei dati con le conoscenze specifiche della materia».

A questo punto viene naturale domandarsi quanto l’Italia sia pronta a cogliere questa opportunità. Ti chiederei di provare a guardare al futuro del nostro Paese sfuggendo alle due retoriche uguali e opposte: quella del “va tutto male” e quella dello stellone, della creatività italiana che alla fine vince sempre. In sostanza, un Paese come il nostro, fatto da tante imprese piccole e medie e che quindi non può fare enormi investimenti, in questo scenario che prospettive ha?
«La buona notizia è che gli investimenti per cogliere queste sfide non sono enormi. E gli imprenditori italiani hanno dimostrato che quando hanno dovuto fare cose innovative hanno trovato i fondi. E poi dobbiamo anche sfatare alcuni luoghi comuni: oggi le nostre fabbriche del settore manifatturiero sono tra le più automatizzate al mondo, per quanto sembri incredibile. Se le aziende hanno la cultura per capire dove andare, la sfida si può vincere. Certo, negli anni Sessanta la cultura aziendale era più semplice: si fabbricava, si costruiva, spesso gli imprenditori erano operai che uscivano dalla fabbrica con una nuova idea sulla manifattura, era insomma un Paese che viveva ancora sulla scia della sua lunga tradizione artigianale. Adesso il quadro è più complesso, e quello che mi fa essere un po’ meno ottimista è il terreno perduto dall’Italia negli ultimi anni nel legame tra cultura digitale e business. È questa la parola chiave: cultura digitale. Se investiamo nel modo giusto, anche un Paese con limitate possibilità economiche può giocarsi questa partita».

Hai posto l’accento sull’importanza della cultura aziendale, che in un’altra occasione hai definito “il libretto delle istruzioni del manager”. Del resto vivi in un’azienda, Hewlett Packard, con una cultura solidissima che parte da lontano. Puoi spiegarci che cos’è, in concreto, la cultura aziendale?
«È il fondamento di ogni azienda. È, come dicevi tu, quel libretto di istruzioni che ci aiuta quando una scelta manageriale non è certa, cioè nell’80% delle volte: con la cultura aziendale si possono prendere decisioni che un computer non potrebbe prendere. L’azienda che abbandona la sua cultura viene spazzata via alla prima variazione di mercato. L’importante è che questa cultura sia portata avanti da tutti, dal top management, a chi gestisce le risorse umane. E il veicolo migliore per promuoverla è l’esempio. Hewlett Packard Enterprise, ad esempio, si fonda sul lavoro di squadra, sulla promozione della diversity in azienda, sulla fiducia nelle persone, sull’accesso informale ai vari livelli di management: tutte cose che oggi possono essere condivise, quasi scontate, ma che al momento della sua fondazione, nel 1939, erano visionarie. Sono convinto che il lavoro di gruppo sia fondamentale non solo per un buon clima aziendale, ma anche per la competitività sul mercato. La responsabilità dei manager e dei direttori HR è proprio quella di tirare fuori il meglio dalle persone, le cose positive che ognuno ha e che può mettere al servizio dell’azienda».

Luca Villani

Direzione del Personale

La comunicazione interna? Non esiste

È la domanda più facile e più difficile di tutte: “Che cosa sta accadendo nella nostra azienda?”. Ogni giorno viene posta, in modo diretto e più spesso implicito, a direttori HR, capi della comunicazione, amministratori delegati. La risposta, in un … Continue reading

È la domanda più facile e più difficile di tutte: “Che cosa sta accadendo nella nostra azienda?”. Ogni giorno viene posta, in modo diretto e più spesso implicito, a direttori HR, capi della comunicazione, amministratori delegati. La risposta, in un certo senso, è la comunicazione interna.

Mi occupo professionalmente di comunicazione e collaboro con aziende italiane e internazionali; il mio, pertanto, è un punto di vista pratico. E, dovendo sintetizzare una materia potenzialmente infinita, ho scelto di farlo attraverso alcuni paradossi. Il primo dei quali è: “La comunicazione interna non esiste”. 

L’ossessione del controllo

Mi spiego. Quando si parla di comunicazione interna si pensa a un set di strumenti dedicati ai dipendenti. In passato, quando gli strumenti erano analogici, nessuno si preoccupava di limitarne la portata allo scopo di impedire che uscissero dal perimetro dei destinatari. Anzi: numerose aziende realizzano tuttora riviste cartacee e le inviano a casa dei dipendenti, proprio perché desiderano parlare a una fascia esterna di familiari, amici, conoscenti.

Improvvisamente, però, quando siamo passati al digitale è scoppiata la mania del controllo. È razionale? Perché una rivista cartacea può, anzi deve circolare e una newsletter digitale deve essere protetta da password (con il rischio, oltretutto, di scoraggiare i destinatari stessi)?

Il primo paradosso

La questione è tecnica ma anche culturale. Sul piano tecnico, è bene sapere che qualunque documento – per quanto protetto da password – potrà essere facilmente inoltrato, come del resto avveniva e avviene con la carta. Sul piano culturale, il mondo è cambiato: i social media hanno messo fine al concetto stesso di privacy, a dispetto di ogni legge che ci obbliga a procedure inutili e fastidiose per “accettare i cookies”. Certo, i collaboratori restano un target privilegiato: ma sono parte di un target più ampio, fatto di cerchi concentrici i cui confini non sono mai netti. Dal dipendente al candidato di talento il passo è breve; e se il candidato già lavora, ecco che stiamo parlando a un concorrente, e così via. E allora tanto vale prenderne atto. Per questo ogni forma di comunicazione interna dovrebbe essere pensata come comunicazione “pura”: specializzata, certo, ma integrata in un disegno strategico, semplice, trasparente (che non vuol dire sprovveduta, anzi). In questo senso, la comunicazione interna “non esiste”. Perché non sappiamo fin dove arriverà, a chi parlerà. Ed è un bene.

Luca Villani

Nasce Toys Milano. Branding e comunicazione sono di The Van

C’è la nostra firma dietro la comunicazione della nuova manifestazione riservata ai professionisti del settore del giocattolo che si terrà nel capoluogo lombardo il 10 e 11 maggio 2016. L’evento, organizzato dal Salone internazionale del giocattolo in collaborazione con Assogiocattoli, … Continue reading

ToysMilano e The Van

C’è la nostra firma dietro la comunicazione della nuova manifestazione riservata ai professionisti del settore del giocattolo che si terrà nel capoluogo lombardo il 10 e 11 maggio 2016. L’evento, organizzato dal Salone internazionale del giocattolo in collaborazione con Assogiocattoli, si svolgerà presso il MiCo Congress Center di Milano e rappresenta un’innovativa occasione di incontro per gli addetti ai lavori: consentirà infatti alle aziende partecipanti di esporre i propri prodotti di punta e incontrare i principali buyer del settore non solo in fiera, ma anche negli showroom dislocati in altre aree della città.

Abbiamo affiancato i promotori (Salone Internazionale del Giocattolo e Assogiocattoli) fin dai primi passi: abbiamo infatti ideato il nome stesso della manifestazione, il logo e successivamente realizzato la campagna pubblicitaria, il sito e i materiali di below the line. Inoltre, ci stiamo occupando delle attività di digital publishing e della gestione dei profili social di Toys Miliano.

Il logo e la campagna pubblicitaria di Toys Milano

«Il claim della campagna recita “Quando il gioco si fa serio” – spiega Paolo Taverna, direttore generale di Assogiocattoli – ed è un chiaro invito a partecipare rivolto a tutti i professionisti del mondo del giocattolo. Toys Milano rappresenta infatti una nuova opportunità di business per gli addetti ai lavori, un appuntamento da non perdere».

«Si tratta di un nuovo interessante progetto – racconta Luca Villani, managing director e partner della nostra agenzia – che ci consente di rafforzare ancora di più il rapporto con Assogiocattoli dopo gli ottimi risultati raggiunti da G! come Giocare, l’evento rivolto a famiglie e bambini del quale curiamo la comunicazione da quattro anni. Il progetto di comunicazione di Toys Milano ha coinvolto tutte le anime della nostra agenzia – web, contenuti e grafica – e testimonia un gran lavoro di squadra».

«Il logo di Toys Milano – spiega Steven Berrevoets, partner e direttore creativo di The Van – è una sorta di gioco grafico in cui ogni lettera richiama uno dei caratteri distintivi della manifestazione: ad esempio il “biscione” milanese che diventa un’immagine giocosa, o la “Y” che diventa una strada, in riferimento al carattere “mobile” dell’evento».

Sotto la supervisione dei partner Luca Villani e Steven Berrevoets hanno lavorato le visual specialist Sonia Almadori (per il logo) e Francesca Delli Turri (per i materiali di comunicazione), i web specialist Gaia Cesario e Andrea Valli e il content specialist Paolo Brusaferri.

Peg Perego viaggia nel mondo con The Van

Destinazione Europa. È in viaggio verso i migliori negozi di Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Russia e paesi dell’Est il catalogo 2016 di Peg Perego, l’azienda di Arcore con cui The Van collabora ormai da molti anni, curando tutti i … Continue reading

Peg Perego, Catalogo 2016

Destinazione Europa. È in viaggio verso i migliori negozi di Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Russia e paesi dell’Est il catalogo 2016 di Peg Perego, l’azienda di Arcore con cui The Van collabora ormai da molti anni, curando tutti i materiali di below the line destinati a pubblico e distributori.

Nuovo progetto grafico e shooting fotografico

Il nuovo catalogo presenterà nei maggiori mercati europei i numerosi prodotti realizzati per la sicurezza e la comodità dei bambini: passeggini, carrozzine, seggiolini per auto e seggioloni per la casa. I nostri art director hanno curato il progetto grafico del catalogo e l’impaginazione, oltre a seguire lo shooting fotografico realizzato alle Terme di Bormio.

Le prossime attività

Ma il viaggio non finisce qui. È già in lavorazione il catalogo 2016 destinato al mercato americano, mentre nelle prossime settimane saranno disponibili gli allestimenti per i negozi che distribuiscono i giocattoli e i prodotti dell’infanzia firmati Peg Perego.

«Ho cambiato lavoro. Ma questa volta non in The Van»

Da un mesetto sono diventato Eataliano. Nel senso che sono andato a lavorare da Eataly: una grande soddisfazione, della quale vado orgoglioso, raggiunta dopo una dura selezione superata per merito mio, ma anche per merito del posto nel quale ho … Continue reading

Momenti di divertimento in The Van

Da un mesetto sono diventato Eataliano. Nel senso che sono andato a lavorare da Eataly: una grande soddisfazione, della quale vado orgoglioso, raggiunta dopo una dura selezione superata per merito mio, ma anche per merito del posto nel quale ho lavorato per cinque anni.

Invece l’italiano, quello vero e scritto in particolare, è stato lo strumento sul quale ho lavorato di più per crescere in questi anni (anche se, a dirla tutta, come mi ha detto Luca fin dal primo giorno il modello ambizioso di The Van – l’Economist – è British!). A proposito, sembra passata un’eternità da quando Robi alla fine del mio primo stage estivo nel 2010 mi regalò Lezioni semiserie di italiano di Beppe Severgnini: un regalo per salutarci, senza sapere che un mese più tardi sarebbero cominciati altri cinque anni di lavoro insieme, oltre che di amicizia.

Avevo 23 anni (la metà esatta degli anni di Luca, cosa che lui non mi ha mai perdonato!) quando sono entrato a tempo pieno in Pub dopo la tesi di laurea su questa mia esperienza lavorativa: una scelta, quest’ultima, che mi è costata cara nel corso degli anni, dato che quando c’era da rifilare una “sola” a qualcuno andava sempre di moda la frase “può occuparsene Pietro, che ha fatto la tesi su…”. Frase che si concludeva di volta in volta con i temi più disparati: biodiesel, mutui con cap, derivati, collezioni donna primavera/estate, sezionatori passamuro, ecc.

Alla tesi sono seguiti poi 4 anni di  “palestra”, fatti di tante esperienze e attività diverse. «Ma come mai avete scelto proprio me?», ho chiesto alla mia nuova collega Laura durante il mio primo giorno di lavoro in Eataly. «Perché rispetto agli altri editor “puri” avevi un profilo più completo e un’esperienza più varia, che spaziava dalla relazione con il cliente alla gestione autonoma dei progetti». Quindi mi sono reso conto che in realtà, aggiungendo queste competenze al mio bagaglio un po’ alla volta, avevo già cambiato lavoro diverse volte negli anni scorsi, pur rimanendo sempre nella stessa azienda.

Una palestra utile soprattutto per uno che, nonostante i 27 anni, in questi anni ha collezionato ben più infortuni dei colleghi più vecchi: tipo Valeria, con la quale ci davamo del “bambino” e della “anziana” in continuazione. Da infortunato, tra l’altro, non avrei saputo come raggiungere l’agenzia senza i passaggi provvidenziali di Steven all’area di servizio di Cantalupa. Luca, scherzando, dice che ho fatto come Antonio Cassano con il Milan: dopo essere stato curato ed essermi ripreso dalla riabilitazione al ginocchio, ho salutato.

Adesso Eataly, quindi. Proprio quando Filippo dopo anni di scongiuri mi aveva accontentato comprandomi un canestro da ufficio! Continuerò a occuparmi di contenuti, in particolare per i siti italiani e internazionali e per i social, non più in agenzia ma in una grande azienda. Una di quelle aziende “di livello altissimo”, come direbbe il sempre entusiasta Danilo, che abbiamo citato più volte come eccellenza italiana nelle interminabili tornate di proposte di argomenti con Robi e Alessio. E che abbiamo citato spesso anche da appassionati con Gaia e Andrea (loro lo erano già, io lo sono diventato).

Mi mancheranno e mi mancano già le persone e alcune abitudini, dalle pause pranzo dal rosticcere di fiducia con Enrico (per tutti Quez) in prima fila, al lunedì mattina con gli sfottò calcistici, quasi sempre da parte di noi juventini, e il progress settimanale (da questo punto di vista mi è andata peggio: ora ho un mini-progress quotidiano), fino alle telefonate tra Francy e i suoi amici dei call center (nel nuovo ufficio non abbiamo i telefoni fissi!).

 Sono molto contento di aver cominciato questa nuova avventura, e non lo nego, ma sono anche felice per come si è conclusa la precedente. Tutte le persone con le quali ho parlato, a cominciare chiaramente da Luca, hanno capito subito che si trattava di una bella occasione per me e il rapporto lavorativo si è concluso del migliore dei modi. E mi ha fatto molto piacere percepire una felicità sincera anche da parte delle persone alle quali ero meno vicino per questioni di età, come Sonia e Lisa, o che conoscevo da meno tempo, come Tiziana, Gulli e Paolo. Sembra che anche il nostro addetto alla sicurezza, il cane Giorgio, sia venuto a cercarmi alla mia postazione e si sia dimostrato dispiaciuto per la mia dipartita. Evidentemente, per fortuna, ho lasciato un buon ricordo nelle persone con cui ho lavorato. Stessa cosa che The Van ha fatto con me. Per questo continuerò a sponsorizzarla e a seguirla con affetto, perché – dicono – il primo amore non si scorda mai.

Arrivederci,

Pietro

Inizia G! come Giocare. E c’è ancora la mano di The Van

G! come Giocare 2015 è iniziato. E ancora una volta c’è la mano di The Van dietro alla comunicazione integrata della più grande manifestazione italiana dedicata al mondo del gioco e delle famiglie, l’evento organizzato dal Salone Internazionale del Giocattolo … Continue reading

L'annuncio firmato The Van di G! come Giocare 2015
G! come Giocare 2015 è iniziato. E ancora una volta c’è la mano di The Van dietro alla comunicazione integrata della più grande manifestazione italiana dedicata al mondo del gioco e delle famiglie, l’evento organizzato dal Salone Internazionale del Giocattolo che si terrà a Fieramilanocity da venerdì 20 a domenica 22 novembre.

Affissioni e campagna stampa

Per l’occasione Milano si è colorata con le affissioni della nuova campagna, quarto capitolo di una collaborazione nata in occasione dell’edizione 2012: le idee hanno riempito tutte le linee della metropolitana milanese e i tram di ATM.
Dopo “Il gioco è bello quando dura tanto!” (2012), e “G! come Giocare. Qui il Natale arriva prima” (2013), anche quest’anno il claim sarà “G! come Giocare. La stanza dei giochi più grande che c’è”: la fiera, infatti, negli ultimi anni ha conquistato un ruolo di leadership tra le famiglie, cioè un’offerta di giochi senza eguali a disposizione in uno spazio sconfinato. E i numeri in crescita degli ultimi anni (nel 2014 +17% di affluenza) lasciano ben sperare anche per questa edizione.

Adv online e strategia di content marketing

La campagna stampa di G! come Giocare 2015
Oltre alla campagna affissioni, The Van ha realizzato anche la campagna display sui circuiti di Google e su Facebook; sul social network più utilizzato, inoltre, abbiamo curato e moderato la pagina istituzionale dell’evento. Infine durante tutto l’anno è proseguita la produzione di contenuti per il sito, veicolati anche attraverso una newsletter mensile agli oltre trentamila iscritti.
«La perfetta sintonia con Assogiocattoli – ha raccontato Luca Villani, managing director di The Van – ci ha permesso di costruire un piano di comunicazione che tenga alta l’attenzione su G! come Giocare durante tutto l’anno, basato sulla gestione del sito e sulla produzione di contenuti. Le attività di content marketing giocano un ruolo centrale e ci permettono di avere un dialogo costante con il pubblico di riferimento della manifestazione, attraverso i social e la newsletter mensile, che naturalmente si intensifica nei giorni immediatamente a ridosso della manifestazione e della fiera stessa, ma che non si interrompe mai».

Ecco #viaCrispi4, il nuovo magazine di Fondazione Renato Piatti

Abbiamo realizzato il nuovo magazine di Fondazione Renato Piatti Onlus, curando il progetto editoriale e grafico del nuovo quadrimestrale rivolto a tutti i sostenitori della onlus, che da 15 anni si prende cura di persone con disabilità intellettiva e relazionale … Continue reading

Abbiamo realizzato il nuovo magazine di Fondazione Renato Piatti Onlus, curando il progetto editoriale e grafico del nuovo quadrimestrale rivolto a tutti i sostenitori della onlus, che da 15 anni si prende cura di persone con disabilità intellettiva e relazionale nelle province di Varese e Milano. Il secondo numero di #ViaCrispi4 è uscito in concomitanza con l’inaugurazione del nuovo Centro Multiservizi per le Disabilità e la Famiglia “La Nuova Brunella”, che si è svolta lo scorso 25 settembre. Il nome della testata, #ViaCrispi4, si ispira appunto all’indirizzo in cui ha sede “La Nuova Brunella” e che, nel 1978, è stato l’indirizzo della prima sede di Anffas onlus di Varese, l’associazione che poi – nel 1999 – ha dato vita a Fondazione Piatti.

Con questo progetto il legame tra The Van e Fondazione Piatti si rafforza ancora di più: la collaborazione, iniziata nel 2011, ci ha visto nel corso degli anni impegnati nel restyling e nel coordinamento editoriale della newsletter e nella realizzazione delle campagne pubblicitarie per il 5X1000.

Il nuovo magazine #ViaCrispi4 è un tabloid di 4 pagine, con un taglio giornalistico e attuale che punta a valorizzare gli elementi distintivi della onlus: al suo interno sono raccontate le attività della Fondazione, le persone e le loro storie, le famiglie e le loro esperienze, i volontari che ogni giorno si mettono al servizio degli ospiti, le strutture e gli appuntamenti più importanti.

#viacrispi4, il nuovo magazine di Fondazione Renato Piatti

«La nuova pubblicazione contribuirà a rinforzare l’identità di Fondazione Renato Piatti – racconta Luca Villani, partner e managing director di The Van – perché racconterà la onlus con una particolare attenzione alla diffusione dei suoi valori e dei suoi progetti. Insomma, #ViaCrispi4 sarà un veicolo per diffondere le capacità innovative e tecniche di Fondazione Renato Piatti».

«Questo è un momento straordinario per noi – racconta Maurizio Ferrari, responsabile comunicazione e fundraising di Fondazione Renato Piatti –: abbiamo da poco inaugurato la nostra nuova sede e siamo così tornati nel luogo delle origini. #ViaCrispi4 rappresenta un ponte tra il passato e il futuro: una novità che investirà anche il nostro modo di comunicare. L’hashtag davanti alla testata va proprio in questa direzione: vogliamo che #viacrispi4 diventi un’etichetta che ci contraddistingua sui social network».

Hanno lavorato alla realizzazione di #ViaCrispi4, sotto la supervisione dei partner di The Van, il visual specialist Danilo Bellavia e il content specialist Roberto Braghiroli.

È arrivata la campagna di Carglass

Abbiamo realizzato la nuova campagna pubblicitaria di Carglass®, la società leader in Italia nella riparazione e sostituzione dei cristalli auto. L’annuncio punta a sensibilizzare i partner e gli stakeholder dell’azienda – le compagnie e le agenzie assicurative e le società … Continue reading

AdvCarglass

Abbiamo realizzato la nuova campagna pubblicitaria di Carglass®, la società leader in Italia nella riparazione e sostituzione dei cristalli auto. L’annuncio punta a sensibilizzare i partner e gli stakeholder dell’azienda – le compagnie e le agenzie assicurative e le società di noleggio auto – sul tema della sicurezza in auto e sull’importanza di scegliere un partner affidabile che possa garantirla.

Il gioco creativo della campagna si basa sull’affinità tra il lavoro di Carglass® e quello dei partner: entrambi, infatti, hanno come obiettivo la sicurezza degli automobilisti. Per questo, la headline della campagna recita: “Facciamo lo stesso lavoro. Lo avreste detto?”, mentre il visual mostra un tecnico installatore di Carglass al fianco di un agente assicurativo.

Una campagna che gioca sulle apparenze

«A volte l’apparenza inganna – spiega Steven Berrevoets, direttore creativo e partner di The Van -: abbiamo giocato su questo concetto per sottolineare come, nonostante indossino abiti molto diversi e operino in modo diverso, in fin dei conti il tecnico e il partner di Carglass lavorino ogni giorno per un obiettivo comune: garantire la sicurezza dei clienti».

«Siamo soddisfatti del percorso che stiamo facendo al fianco di Carglass – racconta Luca Villani, managing director e partner di The Van –. Il nostro lavoro è partito dai contenuti, condividendo molto in profondità i temi aziendali, incontrando i loro tecnici e addirittura partecipando ai loro corsi di formazione; abbiamo realizzato testi, presentazioni utilizzata da Carglass come supporto di vendita, per arrivare ai materiali di below the line, all’advertising e presto anche a progetti digital».

«La campagna stampa realizzata con The Van – commenta Stella Meo, direttore marketing di Carglass – contribuisce a rafforzare il nostro posizionamento sul mercato come operatore attento alla sicurezza degli automobilisti e dei passeggeri. Con questa campagna abbiamo l’obiettivo di trasmettere ai nostri partner la necessità di fare la scelta giusta: quando si affidano a noi, devono essere certi di trovare uno specialista della sicurezza».

La campagna pubblicitaria, declinata su stampa e online, comparirà su Quattroruote, CorrierEconomia e MilanoFinanza, oltre che su testate specialistiche dedicate ai temi dell’assicurazione e del fleet management, come Insurance Review e il Giornale delle Assicurazioni. L’annuncio sarà on air nei mesi di ottobre e novembre.

Sotto la direzione creativa dei partner della nostra agenzia, hanno lavorato il content specialist Alessio Santi e il visual specialist Filippo Marrè Brunenghi.

Un nuovo sito per The European House – Ambrosetti

Oggi è iniziata la quarantunesima edizione del Forum Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive organizzato a Villa d’Este, a Cernobbio, da The European House – Ambrosetti. Si tratta di uno dei più importanti appuntamenti internazionali … Continue reading

Il restyling del sito di The European House Ambrosetti realizzato da The Van

Oggi è iniziata la quarantunesima edizione del Forum Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive organizzato a Villa d’Este, a Cernobbio, da The European House – Ambrosetti. Si tratta di uno dei più importanti appuntamenti internazionali in cui Capi di Stato e di Governo, massimi rappresentanti delle istituzioni italiane ed estere, ministri, premi Nobel, imprenditori, manager ed esperti di tutto il mondo si confrontano sui temi più attuali che coinvolgono l’economia globale e la società.

Tra questi illustri ospiti quest’anno c’è posto anche per The Van, che non è presente a Cernobbio, ma si è occupata del restyling completo del sito internet di The European House – Ambrosetti. Un lavoro, questo, che ha coinvolto un team guidato da web specialist, visual specialist e giornalisti.

Le caratteristiche del nuovo sito di The European House -Ambrosetti possono essere così riassunte:

  • una usability migliorata grazie anche all’inserimento di link tra i vari contenuti e call to action che rimandano ai servizi offerti dalla società;
  • un layout più moderno ed efficace grazie anche a immagini accuratamente selezionate;
  • un design responsive, ovvero visibile e accessibile da qualsiasi dispositivo (laptop, tablet e smartphone);
  • un’immagine più dinamica grazie a slideshow e testi mouseover;
  • contenuti uniformati tra di loro, organizzati in sezioni specifiche e rivisti in ottica Seo per l’indicizzazione sui motori di ricerca;
  • facilità di contatto tra l’utente e i consulenti di The European House – Ambrosetti, le cui schede e riferimenti occupano una posizione visibile e facilmente accessibile.

Questo è il primo progetto in cui The Van e The European House – Ambrosetti collaborano e il nuovo sito rappresenta, per la società milanese fondata nel 1965 e premiata per il secondo anno consecutivo come primo think tank italiano e quarto europeo, un bel modo per festeggiare i propri 50 anni di attività, oltre a un ottimo biglietto da visita da presentare in uno degli appuntamenti più importanti dell’anno.

Buone vacanze. E buon appetito!

Il 2015 è l’anno del food. Perché è l’anno di Expo e perché mai come in questi mesi il cibo è presente in rete, sui giornali, nelle conversazioni. A maggior ragione in estate, stagione di cene con gli amici, di … Continue reading

Buone vacanze da The Van

Il 2015 è l’anno del food. Perché è l’anno di Expo e perché mai come in questi mesi il cibo è presente in rete, sui giornali, nelle conversazioni. A maggior ragione in estate, stagione di cene con gli amici, di aperitivi, di macedonie, di paella e di moussaka.

Mangia, scatta, manda

Per questo motivo, dopo le cartoline e le fotografie con la sagoma del nostro van, abbiamo pensato a un altro modo per rimanere in contatto durante l’estate (con l’aiuto dei social): fotografate i piatti che assaggerete in vacanza, magari una ricetta caratteristica del luogo o particolarmente originale, e spedite la foto all’indirizzo food@thevan.it, spiegandoci dove vi trovate e che cosa state mangiando: la condivideremo sulla nostra pagina Facebook, che racconterà l’estate 2015 attraverso le esplorazioni gastronomiche di The Van e dei suoi amici.

Buone vacanze, allora. E buon appetito!

Abbiamo fatto il nuovo sito del Banco Popolare

Tante proposte, tante riunioni, tanto lavoro. Ma finalmente il nuovo sito del Banco Popolare (il quarto gruppo bancario italiano) è online. Un lavoro progettato e realizzato da The Van e portato a termine in collaborazione con la comunicazione e l’IT … Continue reading

online il nuovo sito del Banco popolare

Tante proposte, tante riunioni, tanto lavoro. Ma finalmente il nuovo sito del Banco Popolare (il quarto gruppo bancario italiano) è online. Un lavoro progettato e realizzato da The Van e portato a termine in collaborazione con la comunicazione e l’IT della banca. I punti di forza? Una grafica colorata e attuale, animata da immagini di grandi dimensioni.

Ma è nei contenuti che il sito presenta le novità più rilevanti rispetto alla versione precedente: novità pensate per migliorare l’usabilità e guidare gli utenti nella scelta dei prodotti. Proprio le schede prodotto sono state oggetto di un corposo restyling: organizzate in un’offerta commerciale mirata per ogni tipologia di cliente (Privati, Imprese, Microimprese & Liberi professionisti), sono ricche ed esplicative e possono essere salvate, stampate, spedite via mail e condivise sui social network.

E nel rispetto della vocazione di The Van, specializzata nelle attività di content marketing, anche i contenuti editoriali hanno un ruolo centrale nel nuovo sito. Lo dimostra la ricca area News, che raccoglie le iniziative promosse sul territorio dal Banco Popolare e dalle Fondazioni legate alle singole banche del Gruppo per offrire un contributo concreto alla comunità.

«È stato un progetto lungo e articolato – spiega Luca Villani, partner e managing director di The Van –, il più complesso nei quattro anni fin qui trascorsi accanto al Banco Popolare. Siamo molto soddisfatti del risultato: il sito ha un aspetto fresco e attuale e riesce ad abbinare qualità dei contenuti e forza commerciale. Le prime statistiche dicono che le richieste di informazioni da parte di clienti interessati ai prodotti della Banca sono in netto aumento».

All’interno di The Van, hanno coordinato il progetto i web specialist Gaia Cesario e Andrea Valli, con la direzione creativa del partner Steven Berrevoets; i contenuti sono stati curati dal content specialist Pietro Bernardo, mentre le numerosissime immagini che compaiono nel sito sono state selezionate e ottimizzate per la pubblicazione dai visual specialist Francesca Delli Turri, Filippo Marrè Brunenghi e Valeria Piccardo.

La collaborazione fra The Van e il Banco Popolare dura dal 2011 e comprende diverse attività, incentrate soprattutto intorno a progetti di corporate publishing cartaceo e digitale.

Il nostro sito è amico dell’ambiente

Da oggi questo sito è a emissioni zero. La nostra agenzia, infatti, ha aderito al progetto CO2 web promosso da Rete Clima, ente no profit che si occupa di progetti di carattere ambientale. Funziona così: in base alle pageview mensili … Continue reading

Da oggi questo sito è a emissioni zero. La nostra agenzia, infatti, ha aderito al progetto CO2 web promosso da Rete Clima, ente no profit che si occupa di progetti di carattere ambientale.

Funziona così: in base alle pageview mensili sono state calcolate le emissioni inquinanti prodotte dal nostro sito (15 kg di CO2 equivalenti), che saranno compensate con un’attività di forestazione urbana alla quale abbiamo dato il nostro contributo economico.

Per noi si tratta di un primo piccolo passo verso l’ambiente e la sua tutela, ma la collaborazione tra The Van e Rete Clima è destinata a proseguire.

Siete interessati a saperne di più su questo progetto? Cliccate sul logo verde che trovate in fondo all’home page!

The Van ambiente emissioni zero

The Van crea ExpoDesk: una redazione per creare contenuti legati all’esposizione milanese

Sono sempre di più le aziende che tendono a proporre ai loro pubblici – interni ed esterni – una propria narrazione della realtà: negli Usa lo chiamano brand journalism e consiste nel parlare di sé utilizzando i propri media (siti … Continue reading

Expo 2015: The Van lancia ExpoDesk

Sono sempre di più le aziende che tendono a proporre ai loro pubblici – interni ed esterni – una propria narrazione della realtà: negli Usa lo chiamano brand journalism e consiste nel parlare di sé utilizzando i propri media (siti internet, blog, social media, riviste aziendali) e saltando, o “disintermediando”, i media tradizionali.

Il brand journalism in pillole

Se ci si pensa, è ovvio: quando un giornalista vuole approfondire un fenomeno, specie economico, spesso interpella un’azienda intervistando un manager, un tecnico, l’imprenditore stesso. Perché, allora, l’azienda non dovrebbe far sentire direttamente la sua voce, fornire la sua interpretazione, mettere a disposizione di chi legge le sue competenze?

EC=MC. Assomiglia alla teoria della relatività, ma è una formula coniata da un giornalista americano, Tom Foremski. Significa “Every Company is a Media Company”. Ogni azienda, cioè, possiede contenuti e idee: deve solo imparare a organizzarli e comunicarli. Noi di The Van lo crediamo da sempre: prima solo attraverso riviste aziendali e poi con siti, blog, social network, da sempre aiutiamo le aziende a comunicare le loro idee. Facciamo brand journalism (molti di noi sono giornalisti iscritti all’Albo, infatti) da prima di saperlo!

ExpoDesk, fai sentire la tua voce

Fra un mese e mezzo inizierà Expo Milano 2015. Un evento cui parteciperanno oltre 20 milioni di visitatori: ma soprattutto cui è affidata una parte importante del rilancio (economico e ancor più simbolico) del nostro Paese.

Pensiamo che Expo rappresenti per le aziende un’occasione di comunicazione irripetibile: attorno al tema ufficiale della manifestazione è possibile costruire innumerevoli progetti editoriali, scegliendo di evidenziare gli argomenti più vicini alla personalità e agli interessi di ogni brand.

Per questo abbiamo creato ExpoDesk: una redazione diffusa, composta da giornalisti ed editor specializzati, ma con un forte coordinamento centralizzato, capace di ideare e sviluppare contenuti testuali (ma anche foto e video) per permettere alle aziende di fornire la propria interpretazione di Expo, o intorno a Expo.

Per un’azienda, qualsiasi azienda, Expo rappresenta una grande occasione per raccontare se stessa. Gli spunti sono pressoché infiniti: c’è il cibo, certo; ma c’è anche la sostenibilità, i trasporti, l’economia, Milano, l’Italia, il mondo. A seconda di chi parli, è possibile trovare una chiave originale: una multinazionale straniera presente a Milano, ad esempio,  può scegliere di raccontare l’Italia ai suoi colleghi stranieri, ma anche di raccontare il suo Paese d’origine agli italiani, oppure tutti i Paesi in cui è presente. Magari coinvolgendo i colleghi di tutto il mondo come “inviati” e costruendo un progetto di engagement per i dipendenti.

Sono solo esempi, s’intende: ma crediamo che diano l’idea della ricchezza di visibilità, di informazione e di credibilità che è possibile costruire lavorando – bene – con i contenuti (e, all’occorrenza, creando i contenitori adatti). Magari per proseguire anche oltre Expo Milano, dopo aver scoperto che il brand journalism è un modo di comunicare nuovo, efficace ed efficiente (Google ama i buoni contenuti, fra l’altro: ricordatelo quando vi parlano di Seo).

Naturalmente con alcune aziende abbiamo già iniziato a lavorare su questo progetto. Se pensate che la cosa possa interessare anche la vostra, contattateci con una mail a: expodesk@thevan.it o telefonandoci allo 02.36531141 e precisando che volete parlare di ExpoDesk.

Vi aspettiamo. Noi, intanto, iniziamo a scrivere.

Schmid, la comunicazione cambia pelle con The Van

Un nuovo incarico per la nostra agenzia. Questa volta affidatoci da un’azienda leader che opera nel fashion system: Schmid è una società converter di tessuti per calzature e accessori di alta moda. L’incarico riguarda tutte le principali attività di comunicazione … Continue reading

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Un nuovo incarico per la nostra agenzia. Questa volta affidatoci da un’azienda leader che opera nel fashion system: Schmid è una società converter di tessuti per calzature e accessori di alta moda. L’incarico riguarda tutte le principali attività di comunicazione sui media digitali e su quelli classici.

Digital publishing, newsletter e social

I primi frutti di questa collaborazione riguardano l’area del publishing: abbiamo avviato la pubblicazione sul sito aziendale di contenuti relativi a prodotti, eventi e trend del settore, che proseguirà con regolarità. Questi contenuti, inoltre, alimenteranno i profili social di Schmid e la newsletter che verrà inviata su base mensile a prospect, clienti e influencer del settore. Il primo numero è stato inviato nei giorni scorsi, in occasione di Lineapelle, la più importante rassegna internazionale del settore.

Senza dimenticare l’immagine coordinata

In parallelo, stiamo curando il restyling dell’immagine coordinata di Schmid da declinare su tutti gli strumenti di comunicazione dell’azienda, a partire dal prossimo Trend Book, che sarà dedicato alla presentazione delle tendenze per la stagione autunno-inverno 2016/2017. Inoltre stiamo lavorando a una campagna di comunicazione che nei prossimi mesi uscirà sulle riviste di settore.

Un brand da rafforzare

«Schmid – commenta il nostro managing director Luca Villani – è per noi un partner ideale: un’azienda italiana di tradizione, con un prodotto di elevata qualità, che sta riposizionandosi sul mercato con obiettivi ambiziosi e che considera la comunicazione una leva strategica. La catena decisionale è molto corta e questo ci consente di lavorare in tempi rapidi, in modo efficace e gratificante».

«Le attività di comunicazione che abbiamo programmato con The Van – spiega Paolo Ciccarelli, presidente e ceo di Schmid  – fanno parte della nostra strategia per confermare e rafforzare la leadership del brand Schmid in Italia e nel mondo. Vogliamo raccontare ai nostri clienti le novità del nuovo corso aziendale e la nuova mentalità della società, sempre più rivolta verso le esigenze di prodotto e di servizio tipiche del mondo della moda».

Il team che lavora su questo progetto è composto dai partner Luca Villani per il coordinamento dei contenuti e Steven Berrevoets per la grafica, dal web specialist Andrea Valli, dalla visual specialist Sonia Almadori e dal content specialist Alessio Santi.

8a+ Investimenti, la comunicazione online è firmata The Van

È stata affidata alla nostra agenzia la comunicazione sui media digitali di 8a+, la società di gestione di risparmio nata nel 2006 per mano di Marco Bartolomei, Mauro Maritano e Andrea Pastorelli. La società varesina, uno dei player più innovativi … Continue reading

The Van cura la comunicazione digital di 8A+

È stata affidata alla nostra agenzia la comunicazione sui media digitali di 8a+, la società di gestione di risparmio nata nel 2006 per mano di Marco Bartolomei, Mauro Maritano e Andrea Pastorelli. La società varesina, uno dei player più innovativi del nostro Paese, è – fra l’altro – la prima Sgr italiana ad aver lanciato un fondo specializzato in azioni e obbligazioni africane, chiamato Kilimanjaro.

Per 8a+ abbiamo curato il restyling del sito web della società, che è online da poche settimane: oltre al nuovo layout grafico, come da tradizione per la nostra agenzia grande attenzione è stata data ai contenuti. All’interno della sezione News, costantemente aggiornata, sono presenti notizie di scenario legate al mondo finanziario e ai mercati, articoli che raccontano le iniziative e le attività sponsorizzate da 8a+ e news dedicate ai prodotti, con particolare attenzione al nuovo fondo Kilimanjaro e ai mercati africani. Questi contenuti alimenteranno anche i profili di 8a+ sui principali social network: Facebook, LinkedIn, Twitter e Google Plus.

Il nuovo sito web di 8a+

«La scelta di lanciare il primo fondo specializzato sull’Africa ha determinato una svolta nella nostra strategia di comunicazione, dopo anni di riservatezza – spiega il presidente di 8a+ Marco Bartolomei –. L’Africa è un continente ricco di storie e di opportunità poco conosciute: parlarne sul nostro sito e sui nostri social media era in qualche modo una scelta obbligata per aiutare tutti coloro, operatori finanziari o investitori privati, che iniziano ad avvicinarsi al continente più emergente».

«La sfida – commenta Luca Villani, partner e managing director di The Van – consiste nel parlare di temi economici complessi, con un linguaggio semplice ma mai superficiale o semplicistico. I primi risultati sono molto incoraggianti e già alcuni media economico-finanziari hanno rilanciato i contenuti che abbiamo prodotto insieme ai manager di 8a+».

Il team che lavora su questo progetto è composto dai partner Luca Villani per il coordinamento dei contenuti e Steven Berrevoets per la grafica, dal web specialist Andrea Valli, dalla visual specialist Francesca Delli Turri e dal content specialist Pietro Bernardo.

Fondazione Popolare di Novara: online il nuovo sito

  Anno nuovo, progetto nuovo. Anche se il cliente lo conosciamo bene. Per il Banco Popolare, con cui collaboriamo dal 2011 e per il quale curiamo La Rivista, il magazine trimestrale  rivolto a soci e stakeholder, e realizziamo numerose attività … Continue reading

 

Sito Fondazione Banca Popolare di Novara

Anno nuovo, progetto nuovo. Anche se il cliente lo conosciamo bene. Per il Banco Popolare, con cui collaboriamo dal 2011 e per il quale curiamo La Rivista, il magazine trimestrale  rivolto a soci e stakeholder, e realizziamo numerose attività prevalentemente nell’area del digital, abbiamo realizzato il nuovo sito web della Fondazione Banca Popolare di Novara, una delle realtà non-profit del Gruppo Banco Popolare. Il sito ha lo scopo di raccontare i numerosi progetti e le iniziative che la Fondazione di Novara organizza sul territorio a favore della comunità, legati in particolare all’educazione, all’istruzione e all’assistenza sociale e sanitaria.

Realizzato con tecnologia responsive per adattarsi a tutti i dispositivi, il sito ha un forte impatto visuale, nel quale foto e video hanno grande spazio. È prevista, inoltre, un’ampia sezione News, oltre alla possibilità di iscriversi alla newsletter per essere aggiornati sull’attività della Fondazione.
Home page sito Banca Popolare di Novara

Novità in vista

Ma il lavoro non finisce qui. Il modello ideato per la Fondazione di Novara, infatti, sarà adottato anche per i siti delle altre Fondazioni del Gruppo, a partire da quella della Banca popolare di Lodi. Ne riparleremo presto.

G! come Giocare 2014: un successo per tutti

Più 17 percento. È il dato dei visitatori di G! come Giocare 2014 rispetto alla precedente edizione: dal 21 al 23 novembre oltre 38mila persone, contro le circa 32mila del 2013, hanno riempito “la stanza dei giochi più grande che … Continue reading

Più 17 percento. È il dato dei visitatori di G! come Giocare 2014 rispetto alla precedente edizione: dal 21 al 23 novembre oltre 38mila persone, contro le circa 32mila del 2013, hanno riempito “la stanza dei giochi più grande che c’è”.
G! come Giocare 2014: un momento dell'evento

Una strategia efficace

Oltre a rappresentare un grande successo per Assogiocattoli, cliente di The Van dal 2012, questi dati sono anche la vittoria del piano di comunicazione integrata che abbiamo elaborato e declinato sui media offline, con la campagna affissione e in metropolitana a fare la parte del leone, e online. I numeri dicono che la strategia ha funzionato: le iscrizioni alla newsletter sono cresciute del 75% a oltre 28mila, durante il 2014, mentre i fan della pagina Facebook sono aumentati del 25% a più di 10mila.

Lo stand di Assogiocattoli a G! come Giocare 2014

Lo stand del Toy Award a G! come Giocare 2014

Il commento

«La perfetta sintonia con Assogiocattoli – spiega Luca Villani, managing director di The Van – ci ha permesso di costruire un piano di comunicazione che tenga alta l’attenzione su G! come Giocare durante tutto l’anno, basato sulla gestione del sito e sulla produzione di contenuti. Le attività di content marketing giocano un ruolo centrale e ci permettono di avere un dialogo costante con il pubblico di riferimento della manifestazione, attraverso i social e la newsletter mensile».

I bambini si divertono a G! come GiocareAnche Foody, la mascotte di Expo, è a G! come GiocareMomenti di divertimento con la mascotte di HariboLo stand promosso da Assogiocattoli per bambini con disabilitàGhisalandia, il progetto della polizia locale del Comune di Milano e Assogiocattoli

Inizia la fiera dedicata al mondo del gioco. E c’è ancora la mano di The Van

G! come Giocare è cominciata. E ancora una volta c’è la mano (e la mente!) di The Van dietro alla comunicazione integrata della più grande manifestazione italiana dedicata al mondo del gioco e delle famiglie: l’evento organizzato dal Salone Internazionale … Continue reading

G! come Giocare è cominciata. E ancora una volta c’è la mano (e la mente!) di The Van dietro alla comunicazione integrata della più grande manifestazione italiana dedicata al mondo del gioco e delle famiglie: l’evento organizzato dal Salone Internazionale del Giocattolo sarà a Fieramilanocity fino a domenica 23 novembre.

G! come Giocare a FieraMilanocity
Milano si è colorata con le affissioni della nuova campagna, terzo capitolo di una collaborazione nata in occasione dell’edizione 2012: le nostre idee hanno riempito tutte le linee della metropolitana milanese e i tram di ATM, un altro cliente che conosciamo molto bene!

Dopo “Il gioco è bello quando dura tanto!” (2012), e “G! come Giocare. Qui il Natale arriva prima” (2013), abbiamo ideato il nuovo claim “G! come Giocare. La stanza dei giochi più grande che c’è”: con queste parole, abbiamo puntato sugli aspetti che hanno permesso alla fiera di conquistare un ruolo di leadership tra le famiglie, cioè un’offerta di giochi senza eguali a disposizione in uno spazio sconfinato.

G! come Giocare: "La stanza dei giochi più grande che c'èOltre alla campagna affissioni, The Van ha realizzato anche la campagna display sui circuiti di Google e su Facebook; sul social network più utilizzato, inoltre, abbiamo curato e moderato la pagina istituzionale dell’evento. Infine, durante tutto l’anno abbiamo gestito il sito internet lanciato nel 2012, aggiornando la sezione “News” e inviando una newsletter mensile agli iscritti.

Sotto la supervisione dei partner Luca Villani e Steven Berrevoets, alla campagna affissioni ha lavorato la visual specialist Francesca Delli Turri, mentre la campagna display è stata curata dai web specialist Gaia Cesario e Andrea Valli; in entrambi casi, i testi sono stati realizzati dal contest specialist Pietro Bernardo.

Affissione G! come Giocare metro M3Decorazione Tram Atm MilanoAffissione metropolitana G! come GiocareBallerina G! come Giocare

In vacanza con The Van

Ferie in vista! Tra pochi giorni, si spera, saremo tutti in partenza per le vacanze: c’è chi partirà in auto, chi in treno, chi approfitterà di voli low cost. E chi – come noi – partirà con il Van. Abbiamo … Continue reading

Ferie in vista! Tra pochi giorni, si spera, saremo tutti in partenza per le vacanze: c’è chi partirà in auto, chi in treno, chi approfitterà di voli low cost. E chi – come noi – partirà con il Van. Abbiamo realizzato, infatti, una piccola sagoma in cartoncino del nostro inconfondibile logo da immortalare in tutte le tappe delle nostre vacanze.

Abbiamo invitato a partecipare anche i nostri amici, simpatizzanti, clienti e partner. Tutti possono inviare uno scatto con il nostro furgoncino all’indirizzo invacanzacon@thevan.it. Le foto saranno pubblicate sulla nostra pagina Facebook.

Francesca in vacanza con The Van a Donoratico

In questo modo faremo tutti insieme un viaggio on the road attraverso spiagge da sogno (o da incubo? No, dai…), sentieri di montagna, incantevoli borghi o metropoli straniere.

E i selfie-addicted? Possono provare a scattare una foto del luogo in cui si trovano, inquadrando, oltre al furgoncino di The Van, anche se stessi (come ha fatto Francesca lo scorso weekend mentre si trovava a Donoratico).

Francesca porta The Van in vacanza a Donoratico

Il viaggio comincia. A settembre vedremo quanta strada avrà percorso il nostro Van, anche grazie ai nostri amici!

Nasce One, il nuovo magazine per i dipendenti di Sipcam-Oxon

The Van si rafforza ancora nell’area del corporate publishing. Abbiamo progettato e realizzato, infatti, il nuovo magazine dedicato ai dipendenti del Gruppo Sipcam-Oxon, multinazionale italiana specializzata nella produzione e vendita di prodotti per l’agricoltura e tra le prime venti aziende … Continue reading

The Van si rafforza ancora nell’area del corporate publishing. Abbiamo progettato e realizzato, infatti, il nuovo magazine dedicato ai dipendenti del Gruppo Sipcam-Oxon, multinazionale italiana specializzata nella produzione e vendita di prodotti per l’agricoltura e tra le prime venti aziende al mondo nel comparto mondiale dell’agrofarmaco.

Abbiamo ideato, infatti, il progetto editoriale e grafico della rivista rivolta ai dipendenti del Gruppo, dando vita a One, un trimestrale cartaceo di 8 pagine che racconta l’azienda, i suoi prodotti, i suoi business e le sue persone: il primo numero del nuovo magazine è stato distribuito ai dipendenti alla fine di giugno.

One, la rivista per i dipendenti di Sipcam-Oxon

«Sipcam-Oxon è un Gruppo composto da società diverse tra loro, che hanno una storia e un percorso differente – racconta Luca Villani, managing director di The Van –. Il nome One nasce proprio dal desiderio del committente di avere una piattaforma per scambiarsi informazioni, aggiornarsi, comunicare, conoscersi e sviluppare una cultura comune».

«La realtà Sipcam-Oxom – aggiunge Riccardo Sforzini, direttore risorse umane dell’azienda – è composta dalla sede di Pero, alle porte di Milano, da tre siti produttivi in Italia e numerose presenze in Europa, Cina, Brasile e Giappone, solo per indicare alcune aree. Il gruppo è cresciuto e sentivamo tutti il bisogno di conoscerci meglio».

«Visto che il core business di Sipcam-Oxon è costituito da prodotti per l’agricoltura – prosegue Steven Berrevoets, direttore creativo e managing partner di The Van – graficamente abbiamo cercato di riprendere e utilizzare i colori della natura ed elementi come la terra, l’erba e il cielo, presenti in copertina e nelle pagine interne».

The Van realizza One e si rafforza nel corporate publishing

Hanno lavorato alla realizzazione di One, sotto la supervisione dei partner di The Van, il visual specialist Danilo Bellavia e i content specialist Pietro Bernardo e Roberto Braghiroli.

Responsible Building: la comunicazione è firmata The Van

Non abbiamo usato né calcestruzzo né martello. Ma alla costruzione di Responsible Building abbiamo partecipato anche noi. Si tratta del progetto promosso da Ance Lombardia, l’Associazione dei costruttori edili lombardi, che ha creato un marchio di qualità per identificare un … Continue reading

Non abbiamo usato né calcestruzzo né martello. Ma alla costruzione di Responsible Building abbiamo partecipato anche noi. Si tratta del progetto promosso da Ance Lombardia, l’Associazione dei costruttori edili lombardi, che ha creato un marchio di qualità per identificare un network di imprese edili attente all’ambiente, al rispetto dei lavoratori e alla sostenibilità economica.

Sito responsive

Per questo abbiamo realizzato un sito web (già online da alcuni giorni): un sito responsive ottimizzato che mette al centro i valori (e i contenuti!) di cui Responsable Building è portatore. Per la promozione del progetto abbiamo realizzato una campagna pubblicitaria, pubblicata su CorrierEconomia e La Repubblica, la cui headline recita “Il futuro del verbo costruire“: Responsible Building, infatti, si rivolge alle aziende e alle istituzioni che guardano al futuro costruendo in modo sostenibile e consapevole.

sito Responsible Building

Immagine coordinata

Ma The Van si è occupata anche di tutta l’immagine coordinata di Responsible Building: oltre al restyling del logo (che utilizza il colore istituzionale di Ance, il blu, abbinato al colore dell’ambiente, il verde), abbiamo realizzato anche i biglietti da visita, la carta intestata e i leaflet distribuiti allo stand – allestito sempre da noi –  di Eire, la manifestazione italiana del real estate che si svolge dal 24 al 26 giugno a Fieramilanocity, a cui Ance Lombardia partecipa.

Campagna pubblicitaria Responsible Building su La Repubblica

Ora che le fondamenta sono state gettate, non rimane che attendere i prossimi progetti.

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Eathnic. Questa volta si mangia indiano

“Indian restaurants curry my brain”, cantavano i Jethro Tull nel lontano 1975. Certo, il rapporto che l’Inghilterra ha con l’India è antico e certamente il profumo di curry aleggiava per le strade di Londra quasi quarant’anni fa, mentre il nostro … Continue reading

“Indian restaurants curry my brain”, cantavano i Jethro Tull nel lontano 1975. Certo, il rapporto che l’Inghilterra ha con l’India è antico e certamente il profumo di curry aleggiava per le strade di Londra quasi quarant’anni fa, mentre il nostro è più recente ma si sta facendo sempre più intenso. Per celebrarne gli aspetti gastronomici, il quinto numero di Eathnic è dedicato proprio al grande Paese asiatico, dopo numeri dedicati, fra l’altro, a Giappone, Tailandia, Sudamerica.

Sull’ultimo numero del magazine ideato da The Van su incarico di Uniontrade (l’azienda italiana leader nell’importazione di cibo etnico, creata e diretta da Luigi Sun) si trovano quindi prodotti e ricette indiani (e non solo) a volontà, oltre a servizi sul ristorante indiano Tara di corso Sempione a Milano e su altri locali.

Eathnic, creato nel 2009, è rivolto a tutti gli operatori del settore alimentare interessati al cibo etnico: aziende produttive, commercianti, ristoratori, grande distribuzione. Il progetto grafico è di Danilo Bellavia, il coordinamento dei contenuti è a cura di Roberto Braghiroli.

Da The Van, advertising per Borsa Italiana

Pagine stampa sul Sole 24 Ore e formati digitali sui media online dello stesso gruppo editoriale. La campagna di The Van per il sito della Borsa Italiana parte oggi e prosegue almeno fino alla fine di marzo, con un’alternanza di … Continue reading

Pagine stampa sul Sole 24 Ore e formati digitali sui media online dello stesso gruppo editoriale. La campagna di The Van per il sito della Borsa Italiana parte oggi e prosegue almeno fino alla fine di marzo, con un’alternanza di pagine intere e mezze pagine.

La Campagna di Borsa Italiana sil Sole 24 oreTema della campagna è il sito della Borsa, la fonte più autorevole dove cercare informazioni finanziarie in Italia. Per questo l’annuncio scelto dall’istituzione milanese mostra una caffettiera, accompagnata dalla headline “Iniziate bene”.

“Il messaggio è semplice – spiega Luca Villani, partner e managing director di The Van. – Come un buon caffè è spesso il modo migliore per iniziare la nostra giornata, così la ricerca di informazioni sulla finanza, sui mercati e sui titoli quotati non può che partire dal sito della Borsa. Ben venga la pluralità delle informazioni, ma prima conviene passare da qui, dove le informazioni finanziarie in qualche modo nascono”.

La campagna stampa è stata realizzata dai partner del gruppo The Van: oltre allo stesso Luca Villani, il direttore creativo Steven Berrevoets. La declinazione della campagna sui media online è di Gaia Cesario e Andrea Valli.

La mappa del metro di Londra: perché ci piace così tanto?

La metropolitana di Londra compie 150 anni. Perché la sua mappa (che di anni ne ha 76) ci affascina tanto? Me lo chiedo da molti anni e sono arrivato a due possibili spiegazioni. La prima ha a che fare con … Continue reading

La metropolitana di Londra compie 150 anni. Perché la sua mappa (che di anni ne ha 76) ci affascina tanto? Me lo chiedo da molti anni e sono arrivato a due possibili spiegazioni.

La prima ha a che fare con Londra, più che con la mappa: andiamo a Londra per la prima volta (a 14 anni in una vacanza studio con la EF o in viaggio di nozze, poco cambia) e scopriamo una città differente e affascinante. Le auto con la guida a destra, le case in mattoni rossi, Portobello, Camden Town, la Tate Gallery. La mappa della metropolitana è uno di questi simboli: anzi, forse ne è la sintesi. La mettiamo nella tasca dei jeans, la portiamo a casa e le affidiamo il compito di ricordarci l’atmosfera irripetibile di Londra.

La seconda dipende proprio da una specificità dell’oggetto stesso e ne parlo qui perché ha molto  a che fare con la comunicazione. La mappa in questione, come si può vedere qui non si è fatta da sola: è la geniale intuizione di Harry Beck, un dipendente dell’Underground, che nel 1937 la realizzò assumendo alcune decisive scelte che sono a tutti gli effetti scelte di comunicazione. Dove sta la novità? La mappa di Beck – che è arrivata a noi sostanzialmente invariata – non è geograficamente esatta: il suo autore sceglie infatti di modificare le distanze e le proporzioni a favore della leggibilità. E, soprattutto, riduce le angolazioni possibili a tre: verticale, orizzontale, 45 gradi. Stop.

In sostanza, Beck fa un lavoro tipico della comunicazione (di quella buona): non serve dire tutto, basta che passi il concetto. Non serve che la linea colorata sulla cartina replichi esattamente il percorso vero (come invece avviene su qualsiasi altra mappa), basta che faccia capire quali stazioni collega.

Pur senza conoscere tutti questi dettagli, quindi, quando guardiamo la mappa vi riconosciamo (o quantomeno vi percepiamo) chiarezza e armonia, frutto di un lavoro “a cortocircuito”, di quelli che combinano elementi noti in modo nuovo e fanno sembrare semplice il risultato, ma solo dopo che è stato raggiunto.

Da un paio d’anni – e ben prima di conoscere la storia di Harry Beck – nei miei corsi di scrittura e di web content faccio vedere la mappa del metro di Londra per spiegare che cos’è un progetto editoriale. Un progetto editoriale, secondo me, deve avere un’identità immediatamente riconoscibile (come la cartina nel suo complesso, con le sue righe colorate e i suoi angoli a 45 gradi), è fatto di sezioni, ovvero di parti perfettamente sviluppate e coerenti fra di loro e al loro interno (come le linee, ognuna con il suo nome e il suo codice cromatico) che a loro volta sono composte di singole parti: gli articoli (le fermate).

Insomma, la mappa dell’Underground è una perfetta metafora della comunicazione e un capolavoro della comunicazione al tempo stesso. Ed è per questo, credo, che ci colpisce così profondamente. (L.V.)

The Van prende la metropolitana!

La creatività è di Francesca Delli Turri e di Pietro Bernardo. Il progetto di comunicazione comprende anche il sito della manifestazione e la campagna online (realizzati da Gaia Cesario e Andrea Valli) e il costante aggiornamento dei contenuti editoriali del … Continue reading

La creatività è di Francesca Delli Turri e di Pietro Bernardo. Il progetto di comunicazione comprende anche il sito della manifestazione e la campagna online (realizzati da Gaia Cesario e Andrea Valli) e il costante aggiornamento dei contenuti editoriali del sito e della pagina Facebook, coordinato da Roberto Braghiroli; la direzione creativa è di Steven Berrevoets.

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The Van e G! come Giocare hanno ripetuto questa collaborazione anche per la campagna 2013